Cresce l’equity crowdfunding. Ora la sfida passa dalle startup alle Pmi

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Il 2018 sembra essere l’anno del successo delle campagne di equity crowdfunding. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, quelle chiuse in positivo sono state 24 e la raccolta ha raggiunto i 5,9 milioni di euro (+180% anno su anno), coinvolgendo 2100 investitori. Un’accelerazione notevole per le “folle” (crowd) di investitori che decidono di entrare nel capitale di startup e Pmi, attraverso l’intermediazione di una piattaforma digitale. Tali risultati erano attesi dal 2014, cioè da quando il settore è stato regolamentato in Italia. Una spinta rilevante al settore l’ha data Mamacrowd, braccio operativo di Siamosoci: ha raccolto 2,8 milioni di euro (il 47% dell’intera raccolta italiana) e ha chiuso con successo 7 campagne (tra le quali la più ricca di sempre per il nostro Paese). Il direttore generale di Siamosoci, Massimiliano Ceaglio, ha dichiarato che l’equity crowdfunding rappresenta un’opportunità di crescita e sviluppo per tanti settori con idee innovative. Inoltre, da gennaio 2018, la possibilità di crescita è aperta non solo alle startup ma anche alle Pmi. Dario Giudici, presidente di SiamoSoci e fondatore di Mamacrowd, sottolinea che le piccole e medie imprese portano con sé un business consolidato e utilizzeranno l’equity crowdfunding per raccogliere cifre maggiori. L’equity crowdfunding dà la possibilità di emettere quote e azioni senza diritti di voto. Ottenendo risorse e un nuovo network di soci senza però perdere il controllo della governance. E poi si è detto convinto che il ricambio generazionale nelle imprese familiari contribuirà a una maggiore apertura. Giudici ha anche ricordato che spesso gli utenti della piattaforma non sono interessati alla gestione ma vogliono solo diversificare i propri investimenti. Inoltre nulla vieta alle imprese di concedere diritto di voto oltre una certa soglia investita. È chiaro che chi investe di più voglia avere potere decisionale. Interessante anche il commento di Giudici sul fatto che gli investitori professionali tendono a focalizzarsi su operazioni di una certa dimensione e i business angel su investimenti territoriali. C’è invece una mancanza di fondi nella fase che va dalla nascita della startup e all’ingresso dei venture capital. L’equity crowdfunding colma questo spazio, con volumi più contenuti ma con un numero più elevato di operazioni. Giudici poi sostiene che le Pmi hanno spesso un problema di sottocapitazzazione, che limita l’accesso al credito. Il crowdfunding può essere utile per ricapitalizzare, permettendo alle imprese di ottenere finanziamenti e alle banche di avere maggiori garanzie. Fondamentale nell’approccio all’equity crowdfunding è presentare esclusivamente progetti di qualità. Giudici afferma che devono essere progetti che vanno raccontati e resi comprensibili. Non tutti quelli buoni sono adatti all’equity crowdfunding. Il consiglio del Presidente di Siamosoci è di presentare progetti che siano già stati testati sul mercato, che abbiano già un fatturato, un team competente e una struttura per la commercializzazione e il marketing. Gli investitori privati possono così avere più punti di riferimento.

 

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