Le date della tournée de “I Racconti dell’Orso”, il film girato a 4 mani grazie al crowdfunding

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Samuele Sestieri e Olmo Amato, rispettivamente 28 e 31 anni, sono due giovani innovatori nel campo della cinematografia; hanno, infatti, girato un film a quattro mani, durante un viaggio durato 40 giorni, utilizzando solo due macchine fotografiche reflex e ricoprendo tutti i ruoli dietro e di fronte la macchina da presa. Nell’intervista raccontano come nasce l’idea de “I Racconti dell’Orso” e dell’inizio del loro tour, che vedrà la proiezione del loro film in diverse sale cinematografiche italiane.

Buongiorno, ditemi di voi, del vostro background, della vostra formazione.

Ciao Antonella! Abbiamo due tipi di formazione differenti.

Samuele: ho 28 anni e mi sono diplomato in un’accademia di cinema in regia e sceneggiatura; subito dopo ho iniziato a fare lavori sperimentali.

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Olmo: ho 31 anni e sono laureato in neurobiologia; successivamente, ho intrapreso la carriera fotografica e, seguendo le orme di mio padre, ho iniziato a lavorare come fotografo. Con Samuele ci conoscevamo da anni e “I racconti dell’Orso” rappresenta il primo progetto realizzato insieme. Nel mio caso, la mia prima esperienza nel campo del cinema.

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Come e quando nasce l’idea de “I Racconti dell’Orso”?

“I Racconti dell’Orso” nasce nel 2013. Avevamo voglia di staccare dalla routine romana e di fare un viaggio. Possiamo dire che è arrivato prima il viaggio del film. Inizialmente doveva essere un cortometraggio, iniziammo a scrivere appunti per lo più, non una vera e propria sceneggiatura. Andando avanti nel viaggio, però, ci siamo resi conto che stava nascendo un film sotto i nostri stessi occhi.

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Quali sono, dunque, i luoghi del film, quanto è durato il viaggio e come è stato girato il film?

Il nostro viaggio è durato 40 giorni e abbiamo girato tutta la Finlandia fino ad arrivare in Norvegia. Sono questi i luoghi del film, da Helsinki a Capo Nord. Man mano che scoprivamo boschi, laghi e parchi naturali, filmavamo e portavamo avanti la storia. Siamo partiti con due macchine fotografiche reflex e due cavalletti. In pratica il film è stato girato con una Canon 5d e una Nikon utilizzata quando si scaricavano le batterie dell’altra macchina. Perfino l’orsetto del titolo è un personaggio nato solo durante il viaggio: l’abbiamo trovato in un supermercato e abbiamo subito capito che era fondamentale per il film.

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Una volta rientrati a Roma come vi siete mossi?

Al nostro rientro ci siamo occupati del montaggio: si trattava, in questa fase, di strutturare la narrazione, di creare un ritmo, di reinventare tutto il girato. Ci siamo anche resi conto che per finire il film avevamo bisogno di una serie di figure professionali. Le prime difficoltà che abbiamo dovuto affrontare sono state quelle relative all’audio: chiaramente in viaggio non siamo riusciti a registrare la presa diretta. Abbiamo, quindi, lanciato una campagna di crowdfunding ed è stato allora che sono subentrati alcuni preziosissimi collaboratori: in particolare Riccardo Magni, che ha composto la colonna sonora, Virginia Quaranta che ha inventato il linguaggio dell’omino rosso e del monaco meccanico. Non da ultimi i rumoristi che hanno reinventato tutto il sound e Remo De Vico che ha curato le sonorità robotiche del monaco, fino a Mauro Santini che ci ha aiutato a diffondere il film agli inizi.

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Quale messaggio avete voluto mandare al mondo della produzione cinematografica sperimentando questa modalità di girare un film (crowdfunding, etc.)?

Troppo spesso a tante persone della nostra età viene fatto credere che per realizzare un film ci sia bisogno di ingenti capitali; noi abbiamo voluto dimostrare che oggi, con il digitale, è possibile fare un film con pochi soldi e poche, preziose persone che credono nel progetto. Inoltre noi abbiamo avuto il sostegno di moltissimi amici e parenti, fondamentali alla riuscita del nostro film. I Racconti dell’Orso nel complesso è costato 20.000 euro e il crowdfunding ha coperto un quarto del budget.

Qual è, invece, il messaggio che avete voluto mandare con i contenuti del film?

Ci piace poco parlare di questo perché è un film aperto che lascia spazio alla suggestione, pertanto crediamo che ogni spettatore debba trovare il suo messaggio.

La scorsa settimana il vostro film è stato presentato per la prima volta al pubblico, presso il Nuovo Sacher a Roma. Com’è andata?

La serata è andata molto bene, tanto che molte persone non sono riuscite a trovare posto per la proiezione e sono rimaste fuori. C’era tanta gente che aspettava di vedere il film: tutto il loro entusiasmo ci ha commosso. “I Racconti dell’Orso”, infatti, è stato finito nel 2015 e presentato in concorso al Torino Film Festival e poi in molti altri festival internazionali. Eppure a Roma non l’avevamo ancora proiettato.

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A Roma, è stato Nanni Moretti a presentare il vostro film. Dove lo avete conosciuto?

Mandammo il film un paio di anni fa a Moretti che si rese fin da subito disponibile ad organizzare una proiezione evento: le cose sono andate per le lunghe perché dovevamo ancora trovare una distribuzione. Il film da poco era passato a Torino che, vogliamo ricordarlo, è un festival che non finiremo mai di ringraziare: per noi è stata una benedizione e un autentico miracolo. Senza il TFF non saremmo mai arrivati fin qui.

Oggi, invece, escono le date della vostra tournèe; ditemi della vostra strategia di distribuzione del film.

Usciamo con Milano Film Network in collaborazione con Vivo Film: loro hanno creduto nel film e ci hanno dato la possibilità di distribuirlo. Si tratta di una serie di proiezioni evento in giro per l’Italia che si faranno da aprile in poi: una vera e propria tournée. Noi accompagneremo il film per le sale, ti lasciamo date e location in anteprima.

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Perché avete scelto questa modalità di distribuzione del film?

In Italia è difficile distribuire un film indipendente: del resto, i film italiani che arrivano nelle sale sono pochissimi rispetto a quelli prodotti. Esiste un intero sottobosco di film straordinari rimasti nell’ombra che cercano, in tutti i modi, di venire a galla. Purtroppo la situazione rimarrà così finché non ci sarà un cambiamento radicale nell’esercizio della distribuzione: oggi in Italia il vero problema non è la produzione, ma la distribuzione.

Nuovi progetti per il futuro?

Oggi ci stiamo dedicando a “I Racconti dell’Orso” ma certamente abbiamo diversi progetti che ci piacerebbe realizzare, magari, chissà, anche un altro viaggio-avventura insieme.

Samuele: il mio prossimo progetto è un film prodotto da Vivo Film con Rai Cinema ma sono sicuro che presto torneremo a lavorare insieme.

Olmo: io sto lavorando a progetti fotografici, frutto di un viaggio in Giappone; mi sto concentrando per lo più sulla fotografia, partecipando a fiere ed esposizioni.

Che consigli dareste ai giovani che hanno i vostri stessi interessi e aspirazioni?

Il consiglio che ci sentiamo di dare è che il modo migliore di fare cinema è farlo sempre, in qualsiasi luogo e momento, anche col proprio cellulare. Scendete per strada e iniziate a girare, perché oggi, grazie ai mezzi che abbiamo a disposizione, si può fare. Ecco, il consiglio migliore che possiamo dare è proprio questo: invece di perdere anni nella ricerca di fondi, meglio tirare fuori le idee e iniziare a fare. Bisogna smettere di lamentarsi e iniziare a divertirsi: questa è la cosa più importante.

@AntonellaMelito

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