Siravegna: con Roche per fare passi avanti nella ricerca

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Giulia Siravegna è una delle vincitrici del premio Roche per la ricerca che ha deciso di raccontare la sua storia a Quoziente Giovani.

Buongiorno, mi dica della sua formazione e di cosa si occupa attualmente.

Dopo il liceo scientifico ho preso la laurea in biotecnologie mediche presso l’università di Torino ed un anno fa ho concluso il dottorato in Medicina Molecolare presso lo stesso ateneo. Da anni mi occupo di biopsia liquida e lavoro nel gruppo di Oncologa molecolare guidato dal Prof. Alberto Bardelli nel Candiolo Cancer Institute, vicino Torino.

Lei è uno dei vincitori del premio Roche per la ricerca. Mi racconta l’esperienza e la sua ricerca in parole povere?

I miei studi si sono finora concentrati principalmente sul tumore del colon-retto metastatico ed in particolare abbiamo messo a punto l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue dei pazienti. Quest’analisi ci permette di identificare con un semplice prelievo di sangue, quindi in modo non invasivo, la presenza di alterazioni genetiche a carico del tumore e di monitorarle nel tempo seguendo l’evoluzione della malattia durante il trattamento, e di anticipare la comparsa della resistenza rispetto ai test radiologici come la TAC. Con Roche vogliamo fare un ulteriore passo avanti e quindi non solo identificare le alterazioni genetiche nel DNA tumorale circolante, ma anche “contarle” per capire se i pazienti possano essere trattati con immunoterapia, ultima frontiera delle terapie anti-cancro.

Come sono stati finanziati questi progetti?

Finora questi progetti sono stati finanziati dal MIUR, da AIRC e da fondi dell’UE, oltre che dal 5X1000 devoluto alle fondazioni presenti all’interno del Candiolo Cancer Institute.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato durante gli anni della ricerca?

Spesso ci si scontra con progetti molto competitivi che richiedono il massimo impegno e risorse per poter essere completati e pubblicati su riviste scientifiche di alto profilo. Inoltre a volte i risultati attesi non vengono ottenuti e gli esperimenti vanno adattati e riprogettati in base a ciò che si osserva. Questo porta a numerosi momenti di frustrazione ed è necessaria una grande passione per dedicare la propria vita a questo lavoro.

Come migliorerebbe il settore?

Tutelerei di più il ruolo del ricercatore come figura professionale riconosciuta.

Nuovi progetti per il futuro?

Implementare quanto più possibile l’uso della biopsia liquida nella pratica clinica. Al momento l’analisi del DNA tumorale circolante è approvata in Europa solo per pazienti affetti da carcinoma polmonare metastatico. L’obiettivo è invece quello di estendere ed approvare questo tipo di analisi per il maggior numero di pazienti.

Che consigli darebbe ai suoi coetanei che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

Di percorrere questa strada solo se si è davvero motivati e pieni di passione per la Scienza e di mettere in conto diverse esperienze all’estero.

 

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