Cuozzo, 27 anni, fondatore di Aspisec, società italiana di intelligence cyber security

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Gianni Cuozzo, 27 anni, è fondatore e ceo della società italiana di intelligence cyber security Aspisec. Nell’intervista racconta il suo percorso di crescita personale e professionale e parla dell’importanza del settore della cyber security nell’epoca della quarta rivoluzione industriale.

Buongiorno, dimmi di te, del tuo background, della tua formazione e di cosa ti occupi attualmente.

Sono Gianni Cuozzo, ho 27 anni, sono nato in Germania da genitori originari di Valva, ho vissuto a cavallo fra Germania e Italia e quello che vi è in mezzo. Posso, quindi, considerarmi un prodotto culturale fra queste due culture. Sia all’università che le mie prime esperienze lavorative sono state legate alle materie economiche poi, nel 2012, sono rientrato in Italia e ho iniziato la mia carriera imprenditoriale. Ho fondato una società che si occupava di storage satellitare, poi ceduta. Nel 2014, a Malmö, in Svezia, ho fondato Prism Warfare, società specializzata nello sviluppo di malware per uso militare. Nel 2016 ho fondato Aspisec, società leader nella cyber security per infrastrutture critiche e aziende manifatturiere, che è risultata essere finalista per il premio migliore Startup per il premio EY Imprenditore dell’anno. Sono stato attivo in diversi teatri di guerra per l’implementazione operativa di dottrine per cyber-warfare. Sono consulente per diverse intelligence militari nell’ambito NATO sull’implementazione di dottrine strategiche per la cyber-warfare & cyber-intelligence. Nel 2016 sono stato anche Speaker alle Nazioni sui temi rigurdanti la firmware security. A Giugno 2017 sono stato premiato come Giovane Innovatore Italia 2017 dalla rivista MIT Tech Review Italy del Massachusetts Institute of Technology.

Mi dicevi di Aspisec, la società italiana di intelligence cyber security, di cui sei fondatore e Ceo. Come nasce e cosa fa Aspisec? Quali servizi offre e a chi?

Aspisec è una società nata nel Maggio 2016; da subito, Aspisec si è imposta per essere diversa dalle altre società di cyber security attive nel panorama italiano. Noi ci occupiamo di sviluppare soluzioni tecnologiche personalizzate caso per caso, per venire incontro alle esigenze dei nostri clienti. Crediamo che le altre soluzioni di mercato possano proteggere le infrastrutture aziendali fino al 70% in una scala di sicurezza che va da 0 a 100; noi ci occupiamo di proteggere quella parte cruciale nella linea di difesa aziendale o di una infrastruttura critica che va da 70 a 99, perché 100% di sicurezza non esiste. Inoltre, essendo i nostri software custom che sviluppiamo per ogni singolo cliente, i nostri clienti possono usufruire delle norme sul iper-ammortamento al 250% contenute negli incentivi per l’industria 4.0. Ci consideriamo un po’ degli artigiani della cyber security.

Quali progetti state seguendo attualmente? Parlami di qualche progetto interessante.

Siamo una società che oltre ad occuparsi di cyber security per aziende e infrastrutture critiche, da tempo ci occupiamo anche di firmware security, che è una materia sconosciuta ai più ma che impatta notevolmente nelle nostre vite. Circa il 90% dei dispositivi elettronici che ci circondano è gestito da un firmware: i firmware sono software che permettono ai dispositivi di operare controllandone direttamente le funzioni. Con l’avvento del IoT vedremo il diffondersi di dispositivi con firmware sempre più connessi che, ovviamente, avranno molte vulnerabilità, che possono creare molti problemi nella nostra vita: pensa ad esempio a semafori hackerabili da remoto oppure peacemaker e altri dispositivi cruciali per la nostra vita che possono essere attaccati e usati contro di noi, o nel ambito delle infrastrutture critiche e delle industrie, quanto può essere pericoloso perdere il controllo di dispositivi come telecamere ip, scambiatore, luci connesse etc. In Aspisec abbiamo sviluppato una tecnologia avanzata che permette di dotare questi dispositivi di un’intelligenza artificiale per renderli autonomi nelle loro scelte di sicurezza senza l’utilizzo del cloud ma ottimizzando il codice per farlo lavorare direttamente all’interno dei dispositivi. Queste ricerche ci hanno valso premi prestigiosi come quello del MIT Tech Review Italia. Questo progetto verrà portato avanti nella sua fase di sviluppo e commercializzazione con la creazione di uno spin-off e vedrà l’ingresso di un importante fondo di Venture Capital per accelerarne lo sviluppo. Vogliamo rivoluzionare il concetto di dispositivo insicuro in rete protetta e portarlo a quello di dispositivo sicuro che contribuisce alla sicurezza della rete stessa.

Oggi siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale; come si è evoluta negli ultimi anni la cyber security e quanto è fondamentale oggi questo settore e perché?

La cyber security oggi più che mai, in un mondo connesso, diventa un fattore abilitante per le tecnologie che costituiscono la galassia della quarta rivoluzione industriale. La cybersecurity si sta evolvendo per andare a mettere in sicurezza questo nuovo paradigma industriale e si sta passando sempre di più da prodotti che garantivano una sicurezza da un lato perimetrale logico (firewall, Ips, etc.) a soluzioni integrate di macchine Learning che possano aiutare a difendere ogni singolo dispositivo. Bisogna, infatti, considerare l’industria 4.0 come un arcipelago di dispositivi interconnessi che dialogando fra loro eseguono task complesse; in questo scenario si capisce quanto sia fondamentale sviluppare una capacità di messa in sicurezza di questi dispositivi proprio per non rimanere tagliati fuori da questa rivoluzione economica.

Che consigli darebbe ai giovani che vogliono lavorare nel mondo della cyber security?

Non esistono percorsi di studio da suggerire, esistono percorsi di vita da consigliare e l’unico che mi sento d’indicare è quello della passione estrema per questo settore, passione che non ti fa pesare questa vita e soprattutto non avere orari ed essere stimolati nella ricerca continua. Poi, esistono percorsi secondari di studio che possono essere utili, molte università si stanno organizzando con percorsi specifici, penso alla Sapienza o al Politecnico di Milano e molte altre; sicuramente aiutano ma non sono sufficienti, ci vuole tantissima voglia, passione e bisogna essere anche un pò portati a pensare fuori dagli schemi.

In che modo il quoziente giovani fa la differenza in questo settore? Ovvero, la sua passione e la visione del mondo come tanti ventenni e trentenni in che modo ha contribuito a sviluppare l’attività?

La spinta di tutto non deve e non può essere il successo fino a stesso, ammesso che di successo si parli. A 15 anni ho iniziato a lavorare nei bar d’estate in Germania dopo un anno di studio per permettermi i miei computer e i miei server e proprio fra un cappuccino e un succo ho capito quanto sia importante fare un lavoro e farlo bene. Sono un ragazzo fortunato perché faccio quello che mi piace e questo mi fa pesare molto meno le interminabili ore che passo fra viaggi e lavoro, dormo pochissimo e ho molto poco tempo per me, si tratta di sacrifici che si fanno per un progetto di vita e un progetto professionale. Prima che un imprenditore mi considero uno scienziato e molte delle nostre ricerche e molte delle soluzioni tecnologiche che sviluppiamo le rilasciamo sotto licenza pubblica affinché tutti ne possano usufruire gratuitamente e tutti possano contribuire al miglioramento di queste soluzioni. La giovane età deve far avere la visione di futuro ma non al nostro futuro ma al futuro dei nostri figli e a pensare in che mondo vivranno, ma soprattutto cosa possiamo fare noi con scienza e coscienza per garantire loro un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. La visione non deve essere del domani ma soprattutto del dopodomani. E questo è un augurio a tutta la nuova classe dirigente e imprenditoriale, l’augurio di essere diversi da chi ci ha preceduto che ha visto solo il suo oggi, ma essere uniti nel definire il domani e a lavorare già per il dopodomani.

@AntonellaMelito

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