Day One, De Stefanis: ecco cos’è ReInVenture, per i giovani che vogliono eccellere divertendosi

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Paolo De Stefanis è il CEO di Day One, un acceleratore di startup esclusivamente high-tech nato a Roma nel 2013 con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per ricercatori universitari e startupper che sognano di lanciare con successo sul mercato le innovazioni, frutto del loro lavoro di ricerca. Nell’intervista Paolo racconta come nasce l’idea di Day One e del progetto ReInVenture, un programma di incubazione che si rivolge più nello specifico a ricercatori, dottorandi e post-doc che vogliano sperimentare un percorso imprenditoriale finalizzato ad industrializzare e lanciare sul mercato tecnologie sviluppate presso Università e i centri di ricerca.

Buongiorno, mi parli un pò della sua formazione e di come nasce l’idea di Day One.

Ho fatto una tremenda fatica a laurearmi in Ingegneria, perché non riuscivo ad innamorarmi del modo in cui venivano trasmesse a noi studenti le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno trasformato la nostra società negli ultimi 100 anni. C’era un problema di linguaggio, di distanza e di coinvolgimento. Lo stesso che diversi anni dopo avrei sperimentato nuovamente come limite principale nel dialogo tra Università e impresa. Finita l’Università ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda che aveva l’ambizione di trasformare la ricerca accademica in prodotti da trasferire al mercato, con cui ho avuto la possibilità di entrare in contatto con la maggior parte dei centri di ricerca europei. Ho visto l’enorme potenziale che c’è in ogni laboratorio universitario e in ogni singolo ricercatore, e quanto spesso questo rimanga inespresso e confinato all’interno di un sistema che non facilita né incentiva il pensiero imprenditoriale. È da qui che è nata l’idea di Day One: serviva qualcuno che gettasse il sasso nello stagno, aprendo un varco tra le mura dell’università e quelle dell’industria.

Ed oggi sei il CEO di Day One. Parliamone più approfonditamente. Quali attività portate avanti?

Siamo un gruppo di chimici, ingegneri, economisti, linguisti, antropologi, comunicatori, filosofi, con l’idea fissa di cambiare il modo di fare ricerca applicata, aiutando ricercatori e start up a mettere le loro innovazioni a disposizione della società. Da quattro anni lavoriamo insieme alle migliori startup high tech europee, accompagnandole con il nostro percorso di accelerazione verso l’accesso a finanziamenti da fondi pubblici e Venture Capital, per garantire loro una crescita veloce e organica. Da quest’anno abbiamo anche avviato un percorso di Venture Building chiamato “ReInVenture”, rivolto a giovani ricercatori che si stanno ponendo una semplice domanda: “Cosa farò da grande?”.

Cos’è ReInVenture e come aiuta i giovani?

Il mondo della ricerca italiana è abitato da una generazione di precari tra i 27 – 40 anni, con pochissime possibilità di inserimento stabile in ateneo e che incontra una grande difficoltà di accesso al mondo del lavoro. Per questo l’autoimprenditorialità sta diventando un’ipotesi sempre più concreta per i nostri ricercatori, con un trend che segue in grande ritardo quello che è successo in altri paesi europei. ReInVenture nasce proprio per aiutare studenti, dottorandi e post-doc a sviluppare le loro innovazioni, con l’idea di preparare il percorso di avvio di una startup. Questo significa interagire con grandi clienti industriali per verificare le caratteristiche del prodotto, preparare il business plan, capire come gestire un’azienda e un gruppo di persone e, infine, presentarsi a degli investitori per ottenere le risorse necessarie a far crescere il business.

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Cosa vuol dire per lei innovare?

Innovare significa vestire i panni dell’altro – l’“end user” – capirne i problemi in profondità e proporre una soluzione efficace e sostenibile da un punto di vista economico, sociale ed ambientale. In fondo si tratta di un’azione che racchiude un profondo senso di altruismo e che mescola tecnologia, economia, psicologia, marketing, ergonomia, con un pizzico di estro e creatività. Più di 100 anni fa Henry Ford diceva: “Se avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbero detto cavalli più veloci” e credo che questo racconti ancora oggi la vera essenza del concetto di innovazione.

Nuovi progetti per il futuro?

Entro la metà del 2018 avvieremo un nuovo spazio di incubazione e coworking, in cui ospiteremo le startup e i ricercatori con cui collaboriamo, e vogliamo che diventi la casa di chi vuole fare innovazione. Il nostro vero obiettivo è il lancio di un fondo di Venture Capital, per aiutare ancora di più i giovani ricercatori italiani e far cambiare idea a chi pensa che investire in Italia sia difficile.

Che consigli darebbe ai giovani che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

Il mio consiglio è eccellere divertendosi. Eccellere richiede una sfrenata curiosità e una dedizione continua allo studio e alla pratica, che ti porta ad entusiasmarti quando vedi l’effetto del tuo lavoro sugli altri, qualsiasi professione tu faccia e qualunque sia la tua età. Divertirsi significa andare oltre gli schemi, rinnovarsi, privilegiare la sostanza alla forma, riconoscere che in fondo qualsiasi attività professionale è un’interazione tra persone che hanno bisogno di fiducia, attenzione, rispetto e…eccellenza!

@AntonellaMelito

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