Candela: il progetto Comincenter per i giovani che vogliono restare “persino” al Sud Italia

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Antonio Candela è amministratore delegato di Universosud e CEO Founder & Director del progetto Community Information Center, il Comincenter. Nell’intervista racconta le finalità del progetto Comincenter, nato nel 2014 come un “incubatore” di idee ed azioni volte a realizzare un nuovo modello di politiche attive del lavoro; Candela spiega i servizi che Comincenter offre a tanti giovani lucani e i risultati raggiunti in questi anni, tra cui l’apertura della nuova sede che sarà a Potenza.

Buongiorno, mi incuriosisce subito sapere cos’è Universosud, di cui sei amministratore delegato.

Universosud è una startup nata nel 2011 da un gruppo di ex studenti universitari con la voglia di costruire ed immaginare il proprio futuro al sud. La passione che ci univa e ci unisce oggi è legata alla volontà di non arrendersi, di non andar via e di costruire un futuro possibile, qui, nella nostra terra, la Basilicata. Il progetto di impresa si è sviluppato nei settori della comunicazione, nella progettazione di eventi sociali e culturali, nella formazione e nella costruzione di opportunità per i giovani del territorio. Da allora abbiamo fatto molta strada e abbiamo sviluppato molti progetti, molti dei quali hanno avuto un’attenzione a livello nazionale ed internazionale.

Tra questi progetti di cui parli, c’è quello del Comincenter, di cui tu sei CEO Founder & Director; di cosa si tratta?

Il Comincenter, ovvero Community information center, è un progetto che è nato a Matera nella primavera del 2014 all’interno di una ex stazione delle Ferrovie Appolo Lucane. Il progetto nasce come un incubatore di idee ed azioni volte a realizzare un nuovo modello di politiche attive del lavoro, connettendo il mondo dei giovani universitari con il mondo del lavoro. Abbiamo lavorato duramente e costantemente in questi anni per affinare il prodotto e il processo scommettendo con le nostre risorse, sia economiche che personali, senza un euro di contributo pubblico. Abbiamo rinnovato un contenitore pubblico inutilizzato e lo abbiamo trasformato in uno spazio ricco di opportunità, un luogo aperto alla comunità e ai giovani di tutto il sud Italia. Lavoriamo per le persone e con le persone, soprattutto giovani.

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Cosa fate attraverso il Comincenter?

Abbiamo uno spazio di coworking di oltre 500 mq. Ci abbiamo messo dentro tutto quello che ci piace, specialmente le persone. Ci siamo ispirati al luogo in cui siamo e da qui possiamo far partire e arrivare idee, progetti, sogni e connessioni. Attenzione e cura sono le nostre parole chiave, da queste ci lasciamo ispirare e vorremmo che chi studia e lavora insieme a noi faccia lo stesso. Scegliamo di essere e fare cose stimolanti ogni giorno e di prenderci cura di chi incontriamo. Ci siamo accorti, poi, che dal 2012 l’Italia è fanalino di coda in Europa per il numero di ricercatori passivi (+3.900.000 nel 2016), ovvero di persone che non cercano lavoro e che non fanno impresa. Per questo il nostro obiettivo è formare e informare tutti quei ragazzi alla ricerca di nuove opportunità in Italia ed in Europa, fornendo strumenti e competenze utili a creare un incontro tra domanda e offerta di lavoro. Abbiamo “codificato” il linguaggio tra chi cerca e chi offre. Infine, sappiamo che studenti, freelance e aziende hanno continuo bisogno di aggiornarsi e specializzarsi per fare meglio il loro lavoro ogni giorno. Per questo proponiamo corsi di formazione e workshop sempre nuovi e lo facciamo ascoltando le esigenze di chi ci sta intorno. I nostri formatori e consulenti vengono dal territorio perché lo conoscono bene, perché vogliamo stimolare una crescita collettiva e perché sappiamo di avere delle eccellenze proprio accanto a noi; ma può capitare di cercare altrove per aprirci a nuove professionalità. Oggi il centro, che prossimamente aprirà una sede anche a Potenza, ha più di 750 iscritti con una fascia di età dai 14 ai 40 anni. Il risultato che maggiormente ci conforta è che, dopo tre anni di lavoro, l’88,4% delle persone che ha seguito i nostri percorsi ha trovato un’opportunità di lavoro.

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Come collaborerete per Matera 2019?

In realtà collaboriamo con la Fondazione Matera-Basilicata 2019 già dal 2014, allora era il comitato che si occupava della candidatura; lo facciamo attraverso il progetto del Comincenter quale progetto rivolto ai giovani del territorio e che è rientrato nel dossier di candidatura della città di Matera. Oggi il Comincenter collabora con fondazioni ed università e stiamo lavorando al potenziamento dello stesso verso il 2019.

Altri progetti che hanno portato risultati concreti e dei quali sei particolarmente soddisfatto?

Oltre al Comincenter, in questi anni sono stati due i progetti di cui andiamo fieri: la BLU-Biennale del libro Universitario e la casa editoriale Universosud. La Blu è l’unica fiera in Italia e in Europa che si occupa esclusivamente di libri accademici e universitari. Nel 2014 c’è stata la prima edizione e nel 2016 la seconda, che ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana. Molte sono state le case editrici nazionali ed internazionali che hanno partecipato a questo progetto e stiamo già lavorando per la terza edizione nel 2018. La casa editrice, invece, è nata per gioco eppure ci ha permesso, dopo solo 3 anni di costruire un catalogo di tutto rispetto, oltre 30 opere, divenendo punto di riferimento in Basilicata e dando, da un lato, opportunità di lavoro per giovani di talento e, dall’altro, dimostrandosi lo strumento giusto per scovare e dare opportunità a tanti giovani che vedono nella scrittura e nella cultura un possibile futuro professionale.

comincenter_blu_quozientegiovaniLe difficoltà che ha incontrato durante questi anni?

La maggiore difficoltà che ho riscontrato e riscontro ancora oggi risiede nella incapacità di raccontare questi progetti proprio da parte di chi dovrebbe raccontarli, ovvero il territorio della Basilicata. Chi lavora misurandosi con il mercato e con i propri colleghi in giro per il mondo non va alla ricerca spasmodica di contributi pubblici o finanziamenti pubblici ma si aspetta, invece, che in qualche modo la propria comunità aiuti a raccontare come, anche al sud, sia possibile realizzare progetti e sfide imprenditoriali che ci permettono di resistere e costruire un cambiamento partendo dal lavoro. Negli incontri e negli eventi in cui mi capita di essere invitato, quasi mai nella mia città, Potenza, racconto la mia storia per spiegare e stimolare quanti oggi hanno semplicemente bisogno di quella scintilla che a volte le nostre realtà non riescono ad innescare. Come dico sempre, ormai lo spazio ha perso nei confronti del tempo: prima era importante dove si facevano le cose, oggi lo è in quanto tempo riesci a fare quella cosa in qualsiasi parte del mondo ti trovi. Bisogna raccontare di più le storie di chi è rimasto e ha fatto delle cose, piuttosto che parlare sempre di quanti vanno via.

Nuovi progetti per il futuro?

Stiamo lavorando alla realizzazione di una nuova piattaforma innovativa di servizi unica nel suo genere e lavoriamo all’apertura del Comincenter anche a Potenza, all’interno del campus Universitario.

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Che consigli daresti ai tuoi coetanei che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

Di osare, di riappropriarsi di un termine che abbiamo dimenticato: il sacrificio. Dobbiamo avere la consapevolezza che la nostra generazione sta peggio delle ultime due che ci anno preceduto e, in qualche modo, bisogna recuperare il tempo perso. Bisogna ritornare a fare “il Facebook reale”: la nostra generazione, mi riferisco a quella degli anni Ottanta, è l’ultima generazione che parla due linguaggi: quello analogico e quello digitale. A 18 anni ci squillavamo dalle cabine telefoniche a gettoni o con le schede, a 25 avevamo lo smartphone. Dobbiamo approfittare di questa peculiarità per capire che il mondo non aspetta nessuno né, tantomeno, che tutto ci è dovuto. Dobbiamo essere più affamati e non soffermarci nel pensare che si ha successo solo con una idea rivoluzionaria. Era come negli anni novanta: in quegli anni tutti volevano fare i calciatori e sognavano di diventare il nuovo Baggio o Maldini. Oggi tutti che sognano di essere il nuovo Steve Jobs. Di questi mostri sacri, che hanno cambiato le nostre vite, ne nascono uno su un milione. Spesso si ha successo con una buona idea, che unisca tradizione e innovazione. Su quello dovremmo puntare.

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In che modo il quoziente giovani fa la differenza?

Devo molto alla mia voglia di essere a servizio degli altri e di avere quella curiosità giusta che negli anni della scuola superiore e all’università mi hanno permesso di migliorare l’attenzione che metto nelle cose che faccio. La fame, la voglia di emergere, il non dover lasciare il proprio Paese, il sud Italia, mi hanno dato la forza di costruire progetti e strumenti per dare opportunità. Ho sempre sentito la responsabilità di dover lavorare e costruire qualcosa che potesse in qualche modo migliorare il luogo in cui abito. Per me, quindi, fare impresa significa approcciare a questo mondo con un’etica ed un’azione diversa: certo, il lavoro e il business sono importanti e devono misurarsi con il mercato, ma anche il modo di come si fa impresa deve avere la sua importanza nella direzione di modificare il modello d’impresa, un modello sostenibile che affonda le proprie radice nei tanti giovani, nelle eccellenze, nei talenti che ci sono al sud.

@AntonellaMelito

Antonella qg

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