Vincenzo Aprile: come cresce, cambia e si innova il settore delle lobby

0

Vincenzo Aprile è un esperto della legislazione in materia di diritto d’autore e tutela della proprietà intellettuale. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un Master in Relazioni Pubbliche, Aprile lavora in FB & Associati dal 2003 e si occupa della formazione delle risorse umane e di FBLab, il Centro studi di FB&Associati.

Buongiorno, mi parli un pò di lei, il suo background, della sua formazione.

Sono nato e cresciuto nella Sicilia Sud-Orientale all’incrocio dei due mari, Ionio e Mediterraneo. All’università ho studiato Scienze Politiche, a Pisa. Poi un anno in Spagna e un anno e mezzo come ufficiale dell’Arma. Dopo un master in PR e comunicazione, pongo fine al mio girovagare, con i miei due amori: mia moglie e il lobbying. Indissolubili, entrambi.

Oggi quindi lavora nel campo dell’advocacy e del lobbying; come va il settore in questo periodo?

Sta bene e cresce. Più se ne parla in maniera inappropriata con la solita rappresentazione caricaturale, più lui si rinforza e rinvigorisce. Aziende, multinazionali, associazioni e così via ricercano professionalità e competenza in un mondo che cambia in continuazione. E quindi il mercato, e la torta, non può che crescere.  Il “sottobraccismo”, il famigerato “A Fra che te serve”, invece, lo vedo malandato, a breve sarà un malato terminale.

Come si è innovato il settore negli ultimi anni? 

Il settore dell’advocacy e del lobbying e, più in generale, il tema della rappresentanza dei gruppi di interesse, è in grandissima evoluzione. E’ come un grande cambiamento del modello di business. Oggi non basta più avere “potere” o dichiarare di averlo. Diventa necessario essere capaci di produrre valore e contenuti, cioè visione, dalla relazione con gli altri stakeholder dell’arena decisionale.

Com’è cambiato il suo lavoro con i social network?

I social hanno cambiato questo lavoro, come tutti i settori. E lo cambieranno sempre più perché la richiesta di trasparenza e partecipazione al sistema è altissima. In politica, quando intermedi male, non puoi lamentarti se il tuo committente ti chiede spazio. Ho solo un caveat: occhio a questa sorta di presunzione di infallibilità del web. Quando leggo, fonte CENSIS, che il 48% dei giovani tra i 16 e i 29 anni si informa tramite Facebook, mi tremano i polsi. Quindi web si, sempre ma manteniamo spirito critico e scientifico nel misurare notizie e fatti. Incluso nel rappresentare posizioni e punti di vista.

Qual è il futuro di questa professione che si sta accreditando sempre di più?

Siamo un pezzo del puzzle della democrazia: teoricamente quello che consentirebbe alla politica e agli stakeholder istituzionali di scegliere e prendere decisioni in maniera più consapevole e con un quadro conoscitivo più esaustivo. Non poco.

Che consigli darebbe ai giovani che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

Il mio consiglio è sempre lo stesso: “Luca 14.10”. Gli appassionati del genere avranno già capito a cosa mi riferisco. Si tratta di una scena mitica del film “Miss Sloane”. Lo trovate qui.Studiate, Studiate e ancora studiate. Solo così si vince.

In che modo il quoziente giovani fa la differenza? Avere giovani che lavorano nel suo settore può essere considerato un valore aggiunto e perché?

Dare voce e spazio alle nuove generazioni è essenziale, specie in una società come la nostra che sino a tre anni fa vedeva “scontrarsi” per la guida del Paese quattro over 65! Oggi tre su quattro sono quarantenni e uno under 40. Di strada, quindi, ne abbiamo fatta. Ma non basta. Io sono partner di una società la cui media età è ampiamente sotto i 35 anni, con una quota di genere molto alta. I giovani sono il presente. Non il futuro. Vale per tutti i settori. Perché? In una parola, sono più performanti, ambiziosi e smaniosi. Basta con questi luoghi comuni sui giovani. I giovani italiani hanno “gli attributi”. Mettiamoli alla prova please.

@AntonellaMelito

image

Share.

Comments are closed.