Da chitarrista dell’anno al debutto come solista: ecco chi è Salvatore Cafiero

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Salvatore Cafiero è un giovane talento musicale italiano che, nel corso degli anni, ha acquisito una grande esperienza, non solo in Italia ma anche in Europa e in America, collaborando con personaggi illustri del panorama artistico italiano. Il suo importante percorso lo ha spinto a dar vita ad un lavoro discografico sorprendente. Oggi, infatti, Salvatore è impegnato nell’ultimare il suo disco d’esordio, che uscirà il prossimo settembre. Eletto nel 2015 “miglior chitarrista dell’anno”, Cafiero ha tutte le caratteristiche per affermarsi anche come cantautore.

Buongiorno, mi parli un pò di lei, il suo background, la sua formazione come artista.

Sono nato in una famiglia in cui la musica è sempre stata importante. Mio padre ha sempre amato la musica e suona il piano Hammond ed io e i miei fratelli siamo cresciuti con i suoi dischi, dai Beatles a Lucio Dalla passando per il blues e il Jazz. La mia formazione parte da lì e dal suonare insieme a mio fratello e a mia sorella.

Come nasce la sua passione per la musica?

La passione per la musica è sempre stata in me fin da piccolo, dal primo ascolto dei dischi di mio padre.

Che strumenti suona?

Suono la chitarra ma da piccolo ho studiato pianoforte; adoro suonare il basso e fare gli arrangiamenti anche programmando le batterie e l’elettronica.

Cafiero chitarra

Lei ha collaborato con importanti cantanti, mi racconta queste esperienze?

Sono state tutte esperienze bellissime e soprattutto tante. Sarebbe difficile non dilungarsi troppo considerando la collaborazione con Grignani, Ramazzotti, Dolcenera, Nek, Emma, Tiromancino, e così via. Quel che posso affermare è che ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di indimenticabile.

Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera da solista?

Ho sempre scritto poesie e racconti fin da piccolino, oltre a suonare. Con il tempo ho iniziato a scrivere sulla musica dei momenti o delle situazioni di vita che mi hanno ispirato.

Tra qualche mese uscirà il suo primo album. Vuole anticipare a Quoziente Giovani qualcosa del suo nuovo disco per invogliare a comprarlo?

Racchiude il mio “sentire”; la musica attesta la passione e l’esperienza acquisita negli anni. Tutti gli arrangiamenti sono costruiti con suoni di chitarra e voci, a parte la sezione ritmica, con basso e batteria; il suono che supporta il testo ha una rilevata importanza. Questo grazie anche al produttore, Andrea Tripodi, che ha avuto la sensibilità di guidarmi in questa forma di espressione senza l’uso di pad elettronici o altri tipi di strumenti.

Qual è il pubblico al quale si rivolge?

Mi rivolgo a tutti, non ho mai avuto l’intenzione di fare musica solo per un certo tipo di ascoltatori in base al genere o al fatto che siano musicisti o meno.

Mi parli dell’esperienza che l’ha vista “miglior chitarrista dell’anno” nel 2015, come si è svolta la competizione?

C’erano vari nomi del panorama “chitarristico” italiano e sono stati gli stessi sostenitori o fruitori di musica live che hanno votato tramite il web.

Cafiero

Come, a suo parere, andrebbe incentivato il settore della musica in Italia?

Andrebbero tolte le tasse che incrementano il prezzo del supporto fisico in modo da incentivarne l’acquisto perché credo che, rispetto al digitale, faccia ancora piacere avere in mano un album a cui un artista si è dedicato con passione e impegno. E poi andrebbero cambiate le leggi sulla divulgazione della musica attraverso le radio, che attualmente sono tutte uguali, passando sempre le solite cose. Dovrebbero, nella loro programmazione, inserire in scaletta almeno un 20% di musica emergente e non aspettare che siano i talent annualmente a fornire loro qualcosa di nuovo anche perché esiste una realtà musicale che non parteciperà mai per scelta ad uno show televisivo e non è giusto che, per tale motivo, non deve essere presa in considerazione.

Che consigli darebbe ai giovani che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

Di studiare tanto e alimentare la propria passione; soprattutto di perseverare verso i propri sogni e di non mollare mai anche quando sembra tutto impossibile.

In che modo il quoziente giovani fa la differenza? Mi spiego: lei ha deciso di dedicarsi alla musica non ancora maggiorenne, nonostante sia un settore difficile nel quale crescere e riuscire. Credo sia stato per lei fondamentale seguire un’intuizione giovanile; se tornasse indietro lo rifarebbe?

Se tornassi indietro rifarei tutto. Sono nato e cresciuto nel profondo sud del Salento, una terra meravigliosa che amo, ma lontano dai centri nevralgici in cui tutto si muove. Vivendo quella realtà, in cui tutto sembra impossibile, non pensi nemmeno che qualcosa di grande possa succedere davvero, quindi io ho sempre suonato con passione ed ero felice quando la cantina in cui suonavo, con mia sorella e mio fratello, si riempiva di gente che veniva ad ascoltarci perché si era sparsa la voce che stavamo facendo qualcosa che valeva la pena di ascoltare. Quello è stato il mio primo successo. Il tutto è accaduto senza che io e i miei fratelli ce ne rendessimo conto. Man mano le cose continuavano ad accadere e progredivano a piccoli passi, uno dopo l’altro, ed anche adesso tutto continua a muoversi così.

@AntonellaMelito

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