Giordano Riello: ecco cosa vuol dire rappresentare la quinta generazione

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Giordano Riello, 28 anni, rappresenta la quinta generazione di Giordano Riello International Group. Nell’intervista spiega come avviene il passaggio generazionale nel suo family business. Oggi Giordano ha creato, insieme ad altri due soci, tre aziende che operano nel settore dell’elettronica e nel comparto delle applicazioni illuminotecniche. E’, inoltre, Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Veneto. Racconta, infine, i suoi progetti per il futuro, dalla riqualificazione di infrastrutture di reti ferroviarie alle collaborazioni con alcune università.

Buongiorno, quanti anni hai? Dimmi qualcosa del tuo family business.

Mi chiamo Giordano Riello e ho 28 anni. Rappresento la quinta generazione della mia famiglia, la quale nel corso del tempo ha sviluppato un suo proprio business nella provincia di Verona. Originariamente nasciamo con Riello caldaie e successivamente la nostra azienda, Aermec, fondata da mio nonno, nasce e si sviluppa nel settore del condizionamento dell’aria. Oggi, Aermec è il primo produttore europeo di impianti di riscaldamento e di condizionamento, grazie alla grande intuizione che mio nonno ha avuto negli anni Cinquanta del secolo scorso. Infatti, fu proprio mio nonno a lanciare l’azienda come startup ed oggi ci sono otto aziende legate al nostro gruppo industriale.

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Come nascono le aziende legate ad Aermec e come avviene nella tua famiglia il passaggio generazionale?

Ogni azienda che è nata da ognuno dei figli ed è autonoma sul mercato. Di regola familiare i figli non possono entrare nel gruppo industriale se prima non hanno fatto una loro startup. I motivi di questa tradizione sono due: serve per testare l’effettiva vocazione imprenditoriale di ogni membro della famiglia ed anche affinchè ognuno entri in azienda con autorevolezza e non con autorità. Noi dobbiamo dare continuità all’azienda e portarla a vivere nel tempo contemporaneo perché ci riteniamo custodi del bene che le nostre aziende rappresentano e non padroni. Pertanto nessuno può permettersi di lavorare per l’azienda superficialmente. Questo metodo può essere considerato come una vera e propria palestra, che ci permette di entrare preparati nel gruppo.

Cosa vuol dire rappresentare la quinta generazione di Giordano Riello International Group?

Responsabilità. E’ sicuramente un peso sulle spalle anche perché alla quinta generazione bisogna essere in grado di conquistarsi con autonomia molta più credibilità per non passare da figli di papà. Fortunatamente la strategia della mia famiglia permette a noi figli di essere liberi di fare le scelte che crediamo migliori per la nostra vita, senza doverci necessariamente occupare dell’azienda. Quello che cerco di fare è capitalizzare al meglio l’esperienza che viene dai nonni e dai padri, così come loro devono essere in grado di capire qual è il quid che ha in più la nuova generazione. L’importante è che nel rapporto tra generazioni non manchi mai il rispetto ed il dialogo. La palestra di cui ti parlavo, che spinge noi giovani a farci un’azienda da soli ti fa scontrare con esperienze di fondamentale importanza senza le quali, altrimenti, si rischia di rovinare tutto. Non si può essere catapultati ai vertici di un’azienda senza essersi fatti da soli. Inoltre, avere aziende diverse ti permette di guardare con occhio critico anche settori merceologici nel quale il nostro gruppo opera e, quindi, di avere una visione ampia sul mercato.

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Tu che azienda hai creato?

Io ho fatto tre aziende con due amici. Abbiamo creato Nplus, un’azienda che progetta e produce schede elettroniche per diversi tipi di produzioni. Nplus controlla altre 2 aziende: Nplus Lighting che produce corpi a led per applicazioni industriali ed Nplus Marine & Rail che produce cablaggi e applicazioni illuminotecniche per il comparto marittimo. Abbiamo scelto settori molto di nicchia perché preferiamo produrre meno ma con maggior valore aggiunto; siamo, infatti, estremamente meticolosi. Per rendere l’idea, il sistema di collaudo ci è costato più della linea di produzione perché teniamo al controllo completo e alla qualità del prodotto che vogliamo vendere.

Perché hai deciso di orientare il tuo business sull’elettronica?

L’intuizione l’ho avuta con i miei due soci semplicemente perché ogni cosa che abbiamo addosso ha una scheda elettronica all’interno, un I-watch, uno smartphone e così via. Siamo sicuri che il mondo dell’elettronica avrà sviluppi importanti.

Hai avuto esperienze all’estero? Pensi di rivolgerti anche al mercato internazionale con Nplus?

Ho vissuto a New York dove ho fatto un seminario presso la Deutsche Bank, poi ho lavorato in Canada, a Toronto, sempre nel settore degli impianti di condizionamento. Sono state esperienze molto utili. Nplus lighting ha la quota di maggioranza controllata da Nplus ma dentro c’è anche il nostro terzista cinese. Sulla Cina voglio dire una cosa: la vediamo sempre come se fosse il nemico da battere; se, invece, riuscissimo ad unire le competenze saremmo capaci di dare valore aggiunto ai prodotti. In una frase: chinese price, italian quality!

Sei Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Veneto. Raccontami brevemente questa esperienza.

Essere Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Veneto mi permette di avere un confronto continuo con colleghi che in questi anni hanno affrontato gli stessi problemi che ho vissuto io scontrandomi con la crisi economica. Il filo conduttore del nostro operare quotidiano è quello di cercare i profili migliori e il rapporto continuo con i giovani di Confindustria mi permette di conoscere sempre persone nuove e stimolanti.

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Nuovi progetti per il futuro?

Tantissimi, soprattutto sotto il punto di vista infrastrutturale. Non posso svelarti molto ma progetti ci sono sia per quanto riguarda il settore dell’illuminazione che quello dell’elettronica. Abbiamo progetti di riqualificazione di infrastrutture delle reti ferroviarie nel nostro continente e anche oltre oceano. Ci stiamo, infatti, concentrando sul settore dei cablaggi e dell’elettronica applicata ai vagoni e alle motrici. Sono tornato da poco dall’India e dovrò tornarci proprio per lavorare su questo. Abbiamo, inoltre, progetti aperti uno con l’università di Padova ed uno con l’università di Trento.

Che consigli daresti ai tuoi coetanei che hanno i suoi stessi interessi e aspirazioni?

In questo momento storico si sta avendo un’inversione di tendenza sull’accesso al credito. Gli strumenti per avviare un’impresa ci sono ma il consiglio è quello di studiare ed informarsi. Vorrei anche dire che si può investire in Italia: crediamo di più nel nostro paese e parliamone meglio, dobbiamo volerci più bene perché abbiamo tanto potenziale da esprimere e abbiamo quel quid in più che è il genio italiano che nessuno ci può copiare. Dobbiamo essere capaci di capitalizzarlo; siamo un paese effervescente ed il made in Italy è il terzo marchio conosciuto a livello mondiale e non può essere copiato: possono copiarci i prodotti ma non l’amore che ci mettiamo per realizzarli.

In che modo il quoziente giovani fa la differenza?

Ti rispondo provocatoriamente con una domanda. Quanti dei non giovani hanno avuto il coraggio di cambiare lo status quo? La risposta è superflua. Sta a noi farlo, sta a noi metterci in gioco, siamo noi giovani che possiamo dare uno shock positivo ed il quoziente giovani deve essere orientato al rinascimento dell’industria italiana.

@AntonellaMelito

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