Startup italiane all’avanguardia: ecco come si sta invertendo la rotta

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Le startup italiane sembrano essere quelle più all’avanguardia in Europa: sono, infatti, sempre di più gli imprenditori pronti a puntare su quelli che considerano cavalli vincenti. A partire da John Elkann, presidente e ad di Exor, holding della famiglia Agnelli, che ha dichiarato al Financial Times di essere sempre più interessato ad investire nelle piccole e medie imprese e sui giovani talenti; segue Gianluca Dettori, fondatore e presidente di Dpixel, società di venture capital nel settore hi-tech che vanta una storia di almeno 15 anni, il quale si è detto soddisfatto del modello di governance italiana che attraverso interventi mirati ha permesso a tante realtà di crescere ed articolarsi in Italia e fuori. E’ proprio Dettori che ha dichiarato di essersi messo a lavoro per promuovere “un progetto importante che verrà presentato a breve alla Commissione europea per estendere la policy italiana a livello paneuropeo”, dal momento che pare essere all’avanguardia se messa a paragone con gli altri stati dell’UE. Lo stesso Dettori è intervenuto per spiegare come la rotta si sia invertita grazie alla lungimiranza degli ultimi governi Monti, Letta e Renzi: ”Un passaggio fondamentale è stato segnato lo scorso anno da Bankitalia, con l’approvazione del regolamento attuativo della norma Aifmd che ha consentito di regolamentare tutti i gestori sotto ai 500 milioni di euro che gestiscono fondi relativamente piccoli per la finanza, favorendo di fatto la nascita di veicoli di investimento dedicati al venture, le cosiddette sgr sotto soglia”.  Pare sia stato questo a dare una spinta: ”Da allora sono nate 11 sgr sotto soglia, approvate e autorizzate dalla Banca d’Italia e tra queste c’è anche Primomiglio”. Attualmente ”queste società sono in grado di interloquire con i grandi investitori istituzionali, cosa che prima non era neanche pensabile, per sollecitare gli investimenti”. Dettori ha poi aggiunto: ”Se pensiamo che in tutto il mondo le startup vengono finanziate con capitali di lungo termine molto significativi, grandi asset manager come ad esempio i fondi pensione, questa potrebbe essere la chiave per rimpolpare le casse previdenziali italiane, oltre che rilanciare l’occupazione”. Come? ”I fondi pensione hanno tipicamente un orizzonte di investimento di 30-50 anni che da un lato deve garantire lo sviluppo dei patrimoni per pagare le pensioni; dall’altro, però, nell’ambito di una strategia di allocazione di capitali che per gli enti piccoli coinvolge tra i 3 e i 5 miliardi di euro di patrimonio, fino a quelli più grandi che arrivano ai 30 miliardi, normalmente il venture capital occupa una fetta di questi asset manager intorno al 2/3% del 5% dei capitali”. Oggi ”in Italia questa cifra è vicina allo zero, ma se nei prossimi 10 anni si riuscirà a far bene, non c’è dubbio che questi tipi di investitori cominceranno a destinare i loro soldi in questo tipo di investimento”. Così, ”si riporterebbero soldi nelle tasche degli italiani, con l’aumento dei posti di lavoro e la generazione di valore finanziario per le pensioni dei prossimi anni”.

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