Clio Bassetti, giovane imprenditrice che investe nella cultura a portata di tutti

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Clio Bassetti, 28 anni, decide di investire sulla cultura di Roma. Cofondatrice dell’Associazione A-tipic-A e consulente per altre importanti realtà, Clio organizza eventi in cui il pubblico si immerge nell’arte e nella cultura di Roma e lo fa valorizzando location suggestive della capitale. L’idea è quella di riutilizzare spazi importanti di Roma, attualmente dismessi o sottoutilizzati, e farli rivivere attraverso eventi capaci di far divertire, coinvolgere, connettere persone ed esperienze, facendo cultura e intrattenendo soprattutto giovani, sempre con un occhio di riguardo al bello e all’alta qualità. Ecco la storia di una giovane donna che vuole reinterpretare quella Roma che negli anni Sessanta ha raggiunto il massimo splendore grazie al cinema, alla musica e alla cultura e che oggi ha bisogno di essere riscoperta ed amata, soprattutto dalle giovani generazioni.

Buonasera e grazie per l’intervista. Dimmi qualcosa di te, età, background, formazione.

Grazie a voi di Quoziente Giovani. Sono Clio Bassetti, ho 28 anni e nel corso della mia vita sono stata contaminata da identità diverse, le più significative delle quali sono state quelle della mia famiglia. Mi ritegno una ragazza fortunata perché i miei genitori e i miei nonni mi hanno trasmesso valori importanti, come quello della formazione; è a loro che devo quella che sono oggi. Mio nonno paterno, era un commerciante di tessuti che teneva molto all’amore per la sua città e mi ha insegnato a studiare e rispettare Roma. Quello materno, invece, Renato Pennacchi, era un matematico e uno dei fondatori della famosa Scuola Normale Superiore di Pisa. Sono stati loro, insieme a mio padre Alberto, a farmi crescere; devo, quindi, anche a loro la realizzazione del progetto nel quale mi sto cimentando. Quello che mi hanno sempre ricordato è che qualsiasi attività si porti avanti nella vita, lo si deve fare non pensando esclusivamente al profitto ma con l’intenzione di investire anche su una crescita personale, intellettuale e professionale e, conseguentemente, allo scopo di migliorare il mondo che ci circonda. Mi sono laureata in psicologia all’Università di Roma La Sapienza e ho un Master in Economia alla Bocconi di Milano, dove ho vissuto qualche anno.

E oggi di cosa ti occupi?

Oggi posso definirmi una manager dell’intrattenimento culturale. Ti spiego meglio: gli studi in psicologia hanno fatto di me un’antropologa, mi piace studiare le persone e cercare di capire quello che gli piace; questo mi ha permesso di costruire una vasta rete di relazioni sociali. La passione per la mia città natale, Roma, mi ha portato ad approfondire la mia conoscenza delle bellezze di una Roma che oggi non c’è più, la Roma degli anni Sessanta, quella che ha puntato tutto sul cinema, l’arte e la cultura, per intenderci. Gli studi in economia, invece, mi hanno permesso di intrecciare la mia capacità di “studiare” e capire le persone con l’amore smisurato nei confronti della storia e della cultura romana e farne un vero e proprio business. Quello che provo a fare è riscoprire e valorizzare luoghi e strutture di Roma oggi dimenticati o poco utilizzate e organizzare al loro interno eventi che sappiamo mettere insieme divertimento a 360°, qualità culinaria, bella musica e performance artistiche e culturali.

Come è nata l’idea?

Quando sono tornata a vivere a Roma, dopo Milano ed un periodo a Parigi, ho riscontrato difficoltà nel trovare locali nei quali avere la possibilità di ballare e divertirsi in maniera sana e al contempo mangiare bene. Grazie alla spinta e con il supporto di amici del settore, decisi allora di sperimentare una serata qui a casa mia organizzando un evento così come avrei voluto trovarlo a Roma. Questa casa ha una location suggestiva, siamo tra le mura aureliane, sotto la Basilica di San Giovanni. Ho pensato fosse sprecato non condividere una location, che è tra le più belle case al mondo, con giovani che hanno voglia di passare una serata alternativa. Fu un’occasione bellissima per sperimentare la mia idea di business ma fu, soprattutto, un evento riuscitissimo. Successivamente, ebbi l’intenzione di continuare questa tipologia di eventi fuori da casa mia.

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Un esempio di uno degli eventi che hai organizzato?

Presi in affitto la cappella Orsini a Campo dei Fiori e organizzai un’altra serata, che andò benissimo; talmente bene, che mi proposero con grande entusiasmo di prendere in gestione la location. Non me la sentii di impegnarmi sulla gestione di un locale, intenzionata a continuare il mio business. A prendere in gestione la Cappella Orsini fu, però, Daniele Pallante, uno dei miei soci e Presidente della mia associazione, A-tipic-A. Fui molto contenta di questo perché capii che la mia forma di business si era sviluppata in linea con le aspettative della proprietà.

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Come descriveresti il tuo business, il tuo approccio manageriale?

Un business innovativo che vuole definire la moda, lo stile e il design attraverso l’intrattenimento, l’ospitalità e l’arte del ricevere. Cerco di mescolare ristorazione, cultura, moda e musica in un solo progetto originale e provo a far vivere questo progetto in luoghi d’incontro unici e suggestivi. La mia vera intenzione è soprattutto quella di alzare il livello culturale, permettendo a tanti giovani di divertirsi riscoprendo l’arte, il buon cibo e il sano divertimento. In un certo senso mi piacerebbe rendere la cultura “commerciale”, accessibile a tutti facendo tendenza. Proprio per questo credo che il prezzo proposto per questo genere di serata debba essere contenuto ed abbordabile, così che a partecipare a eventi come questi possano essere sempre più persone.

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In quello che fai ti ha aiutato l’esperienza associativa?

Si, come ti dicevo ho fondato l’associazione A-tipic-A, con la quale promuovo questo tipo di eventi. Faccio parte anche di altre associazioni, come Alumni Bocconi a Roma e Girl Geek Dinner Lazio, che mi permettono di ampliare la mia rete di contatti. Lo spirito associativo ha sicuramente contribuito a definire la mia mission, ovvero quella di poter distribuire cultura in maniera leggera, affinché il livello medio si alzi. Provo a farlo con metodo, applicando le mie nozioni di marketing in questo sistema. Mi rivolgo a tutti quei giovani che non sono soddisfatti della solita serata super affollata in discoteca o dell’apericena con cibo e musica di bassa qualità. Portare cultura in luoghi nei quali al contempo si mangia, si balla e ci si diverte, crea effettivamente qualcosa di nuovo e riesce ad attrarre un target di giovani oggi annoiato e stanco dei soliti eventi mondani.

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Cos’è per te la bellezza?

Arricchimento. Mi spiego meglio, la bellezza non è solo il lato estetico. Viviamo in un periodo in cui tutto è in stato di abbandono e si approccia con leggerezza e superficialità a molte cose. Credo che anche il modo di divertirsi e trascorrere il proprio tempo libero non debba esser fatto guardando solo all’apparenza. E’ questo il meccanismo che vorrei invertire: andare a ballare deve essere anche un modo per conoscere bella musica o fare un aperitivo deve diventare anche un momento di riscoperta della qualità del nostro cibo e dei nostri vini. Creare situazioni di relax dalle quali portarsi a casa un arricchimento umano e personale. Distrarsi piacevolmente interfacciandosi con attività culturali ed artistiche può e deve contribuire a creare network tra le persone anche nei momenti liberi. Quello che muove i miei eventi è anche il valore umano, lo scambio di interessi, di esperienze, creare reti sociali durante una serata dove si beve e si mangia bene ma anche si balla e ci si conosce.

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Qual è il target di persone alle quali ti rivolgi?

Le persone come me, come noi. Giovani che si alzano la mattina presto per studiare o lavorare, mamme e mogli, e così via. Tutti abbiamo voglia di divertirci, di passare qualche ora nella spensieratezza totale ma le persone come noi, abituate ad un impegno costante nelle cose nelle quali si cimentano, da mattina a sera, vogliono anche portarsi a casa qualcosa da una serata di divertimento. Oggi chi fa pubbliche relazioni lo fa per portare quanta più gente possibile in un locale. Io oltre la quantità voglio portare qualità, fatta di bellezza, cultura e valori. Tirare fuori il bello che la nostra capitale può offrire al mondo, oggi nascosto o trascurato e reintepretarlo nell’ottica del divertimento soprattutto per le giovani generazioni.

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Quoziente Giovani ha dedicato il mese di marzo al racconto di storie di successo di giovani donne. Pensi che le donne abbiano un valore aggiunto? Che consigli daresti alle donne come te?

Penso che la società nella quale viviamo sia ancora troppo piena di pregiudizi nei confronti delle donne. Ti racconto un aneddoto di quando ero in quarto ginnasio. Alla domanda fatidica “che vuoi fare da grande?”, io risposi: “so che sarò un ottima moglie e un ottima madre”. Questa risposta lasciò tutti esterrefatti per il fatto di non aver risposto come tutte le altre ragazze, ovvero sottolineando il tipo di carriera che avrei voluto fare da adulta. Io non penso che le donne abbiano un valore aggiunto, penso però che ci sia molta strada da fare per restituire un concetto di normalità. La donna oggi ha effettivamente difficoltà a rapportarsi in un mondo di soli uomini, come ad esempio il mio mondo. Non dovrebbe esser vista come diversa la donna che si occupa di quelli che solitamente vengono visti come “lavori per soli uomini”. Così come non dovremmo scandalizzarci se una donna ha come ambizione quella di fare la mamma e la moglie, non ce lo prescrive il medico di dover fare carriera a tutti i costi. Penso questo anche grazie a ciò che hanno saputo trasmettermi i riferimenti femminili della mia famiglia, dimostrandomi che si può essere donne intraprendenti e, allo stesso tempo, amorevoli. Il mio consiglio è quello di essere sempre voi stesse e di non nascondere i vostri pregi pensando che gli stessi comportino dei pregiudizi nei vostri confronti; piuttosto, cercate di sfruttarli a vostro favore.

Prossimo evento?

L’otto aprile nei sotterranei di piazza Navona.

@AntonellaMelito

Video della serata “A-tipic-A in galleria”

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