Go Beyond: oltre la subordinazione, lo smartworking è soluzione possibile

0

Riprende oggi il seminario Go Beyond promosso da UIL, FEPS, Fondazione Nenni e Forum Nazionale Giovani.
Tematica odierna quella dei nuovi lavori. Tra gli obiettivi prefissati dal corso odierno, quello di individuare la strada da percorrere per andare “oltre la subordinazione”. Lucia Grossi, Segretaria Generale Uiltemp, è intervenuta facendo una panoramica di quello che, già dal 1998, è previsto in un contratto di somministrazione. Tra le varie questioni quella della formazione: la Grossi ha tenuto a sottolineare come la stessa debba essere concepita come un diritto all’interno di un contratto di lavoro. La fotografia rispecchia un mercato del lavoro che cerca in tutti in modi di narcotizzarci. È, invece, questo il modo per andare oltre: uscire dalla narcolessia degli strumenti tecnologici, uscire di casa, essere proattivi sul mercato del lavoro, risvegliarci da un mondo che ha deciso che dobbiamo essere dormienti.
Un’approfondita analisi sul tema dello smart working è stata quella condivisa dal Segretario Confederale della UIL, Guglielmo Loy. Partendo da un’analisi storica di come si è evoluto il mondo del lavoro negli ultimi settant’anni, Loy vuole far riflettere sull’importanza di quello che è oggi noto anche come lavoro agile, ovvero lo smart working, e su quanto sia necessario armonizzare la normativa del nostro paese sulla base delle nuove regole imposte dai cambiamenti di carattere economico, sociale e culturale. Non demonizzare il concetto di globalizzazione, che ha contribuito a diffondere il benessere, permettendo ai figli degli operai di avere il telefonino, cosa che trent’anni fa non era possibile. Abbandonare l’idea del posto fisso, insieme all’idea che per anni ha caratterizzato il nostro paese: quella per la quale i figli avrebbero vissuto meglio dei padri. Comprendere che in Italia l’incrocio tra globalizzazione, crisi finanziaria del 2008 e sviluppo tecnologico ha comportato una grande trasformazione, economica – monetaria ma anche culturale, di pensiero, mentalità, comportamento e relazioni sociali. Ed è su questo che oggi bisogna tornare a riflettere, non con l’obiettivo di rassegnarsi ad un futuro di povertà, ma allo scopo di interiorizzare il cambiamento, guidarlo, elaborarlo e con l’unica finalità che deve essere quella di declinare politiche capaci di assorbirlo nel nuovo tessuto sociale e culturale italiano. Un cambiamento che vede al centro una protagonista assoluta: la tecnologia. Ecco perché il paradigma che oggi va invertito è quello che vede i percorsi di studi troppo scollegati dal mercato del lavoro. Occorre alzare il livello delle competenze di natura generalista e saper mettere in rete persone, conoscenze, competenze, esperienze e culture. È il sistema di formazione, ricorda Loy, che deve essere in grado di far imparare alle persone come navigare nel mare di questo grande cambiamento. Questo processo di acquisizione di competenze non è l’unico ma forse è la maggior tutela per chi lavora e per chi vuole entrare nel mercato del lavoro. Dare alla persona costantemente la possibilità di crescere, di imparare, di adattarsi ai cambiamenti e di farle percepire i mutamenti che stanno avvenendo, creare strumenti che permettano che questo avvenga, può invertire la rotta di un mercato del lavoro in Italia sempre più precario, disconnesso e tradizionale. È qui che entra in gioco lo smartworking, inteso come un nuovo modello prima di tutto culturale e relazionale e, poi, lavorativo. Connettere le persone, rovesciare le gerarchie o, meglio, cancellarle. Creare network, modelli di impresa nei quali conta la produttività con la consapevolezza che la stessa possa essere direttamente proporzionale al livello di conoscenze e competenze del lavoratore. Smartworking è dare più responsabilità e fiducia ai lavoratori nel determinare come, dove, quando e con quali mezzi svolgere il proprio lavoro. Saranno gli stessi lavoratori che saranno poi valutati sulla base dei risultati. Questo si traduce in un aumento della produttività e nel miglioramento del welfare dei lavoratori stessi. Lo smart working può davvero gettare le basi per creare l’organizzazione del futuro, un’organizzazione moderna in grado di evolversi e adattarsi al cambiamento. È arrivata l’era del lavoro agile, inteso non come poter lavorare da casa ma come prospettiva volta modificare in meglio il lavoro, tanto  quantitativamente quanto qualitativamente.

@AntonellaMelito

Share.

Comments are closed.