Vellucci, 27 anni, Presidente di Retake Roma, racconta di una delle più grandi reti di volontariato civico

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Simone Vellucci, 27 anni, è il Presidente di Retake Roma, una delle reti di volontariato civico più estese in Italia. Oggi Retake a Roma conta 70 gruppi di quartiere. Nell’intervista Simone racconta qual è il vero obiettivo di Retake. Vellucci spiega, inoltre, chi sono i retakers, il rapporto tra Retake e il governo della città e le campagne promosse da questa grande rete di volontari, tra cui un evento con l’Ambasciata statunitense.

Buongiorno Simone, quanti anni hai, cosa e dove hai studiato?

Ho 27 anni e da tre lavoro in Confindustria. Sono laureato in Giurisprudenza a Roma Tre e durante gli anni dell’Università ho trascorso dei periodi di studio a Seattle e in Essex con il programma Erasmus. Due esperienze fondamentali: per molti studiare all’estero si associa alla scelta di non voler tornare indietro. Per me è stato il contrario, una spinta fortissima a dire: noi abbiamo Roma e la trattiamo così?

Come e quando nasce l’idea di Retake Roma e cosa fa?

E’ un movimento nato nel 2010 in seno alla comunità statunitense per contrastare il fatto che Roma è la città più vandalizzata d’Europa da forme di degrado urbano come tag, adesivi abusivi o rifiuti abbandonati. Grazie al passaparola, i social network e l’attenzione della stampa è cresciuta fino a diventare una delle reti di volontariato civico più estese in Italia. Oggi Retake è una onlus, ha 70 gruppi di quartiere a Roma, 10 gemellati in tutta Italia e 40.000 follower su Facebook. Ogni settimana ci sono in media di 15 eventi di riqualificazione, tutti auto-organizzati da cittadini che scendono in piazza per riappropriarsi della dignità dello spazio dove vivono. In una città in cui si discute all’infinito dei problemi, Retake è partito dal concreto. Ma il vero obiettivo è ricostruire un senso di comunità intorno a ciò che è pubblico e alzare il livello dell’attenzione pubblica sulle implicazioni economiche e sociali del vandalismo urbano.

 retakegruppo_quozientegiovaniChe ruolo svolgi in Retake Roma?

Nel 2014 è diventata un’Organizzazione di volontariato e da allora ne sono il Presidente. Oggi Retake è una grande macchina che si muove grazie all’entusiasmo di centinaia di persone, ognuna delle quali da un apporto secondo le sue sensibilità e competenze. Si passa dalle questioni più pratiche come la gestione dei materiali a quelle relative al contratto di servizio di AMA, che ha solo 2 idro-pulitrici per 4500 km di strade, dall’organizzazione degli eventi più grandi ai progetti con  scuole, imprese o ambasciate. Il mio compito è coordinare queste enormi energie e farle lavorare in una sola direzione. Avere una forma giuridica ci ha dato maggiore forza nell’interlocuzione con le istituzioni e gli altri stakeholder ma dall’altra parte abbiamo cercato di preservare il carattere di spontaneismo che ci ha sempre contraddistinto.

Chi sono i retakers e come ci si diventa?

Retaker è ciascun cittadino che ambisce a vivere in una città dove lo spazio pubblico sia rispettato e si impegna in prima persona per quest’obiettivo. Retaker è Umberto, bambino di 3 anni di Marconi che ha chiesto a Babbo Natale la pettorina di “Leteik”, così come l’Ambasciatrice di Francia che ha organizzato un evento a Piazza Farnese. L’obiettivo non è certo pulire qualche strada, ma vivere in una città europea e vedere Roma all’altezza di quello che la sua immagine evoca nel mondo. Non ci sono formalità o iscrizioni; sulla nostra pagina Facebook c’è un calendario di eventi che si aggiorna continuamente e per partecipare basta presentarsi sul posto. Più in generale, il nostro obiettivo è rompere il “diaframma” tra minoranze impegnate e maggioranze disinteressate. Ciascuno, dalla propria posizione, può fare qualcosa per Roma: la preside che organizza il retake nella propria scuola, il manager che coinvolge la propria azienda nel riqualificare lo spazio antistante la propria sede, il cittadino che tiene pulito il proprio ingresso di casa allo stesso modo di come fa con il proprio salotto.

retake_saluto_quozientegiovani Che rapporto c’è tra Retake Roma e l’amministrazione capitolina?

Per chi governa, Retake può essere ogni giorno il peggior incubo o la migliore opportunità. La migliore opportunità perché senza una cittadinanza responsabile, qualsiasi progresso è impossibile. Il peggior incubo perché non ci stiamo a sentirci rispondere: “ahò, i problemi so’ artri”. Ci impegniamo in prima persona e pretendiamo rispetto e attenzione da chi ha responsabilità di amministrare. Da quando esiste, Retake ha avuto un rapporto di confronto quotidiano con l’Amministrazione, a prescindere da chi fosse al Campidoglio; una collaborazione plasticamente incarnata dal logo di Roma Capitale sulle nostre pettorine. Più nello specifico, le squadre dell’AMA supportano un numero di eventi-Retake ogni settimana. Ma la nostra azione di lobby si estende anche ai settori del commercio, dei lavori pubblici e ovviamente delle forze dell’ordine.

Quali sono le ultime campagne di Retake a Roma?

Grazie a “Svitati per l’Ambiente”, un progetto di educazione ambientale promosso da Boeing e Umbra Group, Retake sta entrando con un kit didattico in 1500 scuole in Italia. Sempre grazie a questo progetto, a Ponte di Nona una scuola elementare nei prossimi 5 mesi trasformerà un’area abbandonata del quartiere in un giardino didattico. Con ATAC ogni mese realizziamo un’opera di street-art in una stazione della metro; le prime due tappe sono state San Giovanni e Malatesta. Andatele a vedere: bellissime. Lo stesso stiamo facendo nei sottopassi del GRA con ANAS. Per il St’ Patrick Day ci sarà un grande evento con l’Ambasciata USA. Infine, una novità forse sorprendente: un progetto con il Vicariato di Roma e Impresa Sant’Annibale che coinvolgerà 5 ragazzi abitanti dei campi Rom nella formazione di una impresa sociale che ha come fine la fornitura un servizio per la cancellazione delle facciate dei privati dalle scritte vandaliche. Ma credo che la notizia più importante – anche se ormai non è più una novità – sono i 37 eventi negli ultimi 15 giorni di gennaio: il segnale che Retake non è una testimonianza isolata, ma una realtà capillare e generalizzata che fa ben sperare per Roma.

retake_murales_quozientegiovaniC’è il Quoziente Giovani in Retake Roma? Quanti giovani sono sensibili all’attività che svolgete e quanti effettivamente si impegnano?

I giovani sono la maggioranza di Retake, continuano ad aumentare grazie ai progetti nelle scuole e imparano presto sul campo ad assumere responsabilità. Ci troviamo a gestire qualcosa che è diventato più grande di noi e lo facciamo senza apprendistato. Un esempio su tutti: chi gestisce i progetti con ATAC è un ragazzo di 16 anni.

retake_ragazze_quozientegiovani Non sono sicuro che sia un fattore generazionale, ma vedo tanti coetanei che come me hanno trovato in Retake lo strumento per ribellarsi a quell’idea racchiusa in frasi come: “ma che non lo stai che stamo a Roma?”. “Non si può pulire un muro perché domani te lo risporcheranno” non è diverso dal dire “non si possono fare le Olimpiadi perché c’è la corruzione” o “non si possono fare le metro perché quelli di prima le hanno fatte male”. Noi non ci arrendiamo a questa cultura del fatalismo, per cui i problemi di dove viviamo non sono frutto dei nostri comportamenti, ma sempre di fattori esogeni. Crediamo nella responsabilità individuale. Ascoltiamo i consigli di tutti e poi scegliamo da soli. Perché Roma ha un futuro non se continuiamo a commentare gli errori degli ultimi 80 anni, ma se pensiamo a cosa vogliamo fare nei prossimi 80.

@AntonellaMelito

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