Masulli, Presidente dei Giovani Democratici, vuole un Paese in cui la questione generazionale sia al centro dell’agenda politica

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Michele Masulli, 25 anni, è laureato in economia politica e politica economica. Il suo impegno in politica nasce ai tempi delle scuole superiori. Oggi è il Presidente dei Giovani Democratici e componente del Consiglio direttivo del Forum Nazionale dei Giovani. Nell’intervista racconta le opportunità che il Partito Democratico offre ai giovani italiani, riconoscendone i limiti ma anche le potenzialità future.

Buongiorno, dimmi di te, da dove vieni e cosa hai studiato?

Buongiorno. Sono cresciuto in un piccolo paese dell’appennino lucano, Calvello, dove vive la mia famiglia. Ho frequentato il Liceo Classico Q.O. Flacco a Potenza e, dopo la maturità, mi sono trasferito a Bologna. Presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna ho ottenuto la laurea triennale e specialistica, nel 2016, specializzandomi in economia politica e politica economica. Successivamente mi sono iscritto ad un master in internazionalizzazione di impresa e management di progetti internazionali a Roma e attualmente sto svolgendo uno stage presso un istituto di ricerche economiche, sempre nella Capitale.

Come inizia il tuo impegno in politica?

Ho cominciato ai tempi delle scuole superiori. Sin da molto giovane ho provato forte interesse verso le questioni sociali ed economiche, le battaglie per i diritti ed il mondo della politica in generale. La costituzione del Partito Democratico, il grande partito progressista italiano per il nuovo secolo, come lo si annunciava agli albori, e dei Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del PD, mi hanno motivato a dare sbocco alla passione politica nell’attività di militanza nel Partito e nelle associazioni. Così ho cominciato ad impegnarmi nel movimento degli studenti delle scuole superiori a Potenza e in Basilicata e nei Giovani Democratici, come segretario della sezione del mio paese e a livello provinciale. L’attività politica mi ha portato poi negli anni ad assumere incarichi maggiori, fino a entrare nel 2012 nella segreteria nazionale dei GD come responsabile per le politiche giovanili.

Oggi che incarico ricopri all’interno della giovanile del Partito Democratico?

Attualmente rivesto il ruolo di Presidente dei Giovani Democratici e responsabile esteri; infatti, rappresento anche la giovanile nel bureau della YES (Young European Socialists), l’organizzazione giovanile del Partito Socialista Europeo. Per queste funzioni, in queste settimane sono impegnato nella preparazione del congresso della YES, che si terrà nei primi di aprile in Germania, e nell’organizzazione dello IUSY World Festival, il più grande raduno mondiale dei giovani delle organizzazioni socialiste e democratiche, che auspichiamo si svolga in Italia nella prossima estate. Le sfide che la politica italiana ha davanti hanno sempre più spesso dimensioni europee e globali; per questo le relazioni con i soggetti politici esteri assumono evidente rilevanza, nella direzione di comporre un’agenda comune e affrontare battaglie condivise.

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Quali altri progetti stai seguendo?

Sono componente del Consiglio direttivo del Forum Nazionale dei Giovani, l’organismo di rappresentanza delle maggiori organizzazioni giovanili italiane, siano esse di natura politica, studentesca, sindacale, di terzo settore etc. In questo ambito, mi sto dedicando in particolare alla promozione di piattaforme di rappresentanza regionale e locale, utili ad alimentare la partecipazione giovanile alla vita pubblica e il dialogo delle associazioni con le Istituzioni e alla revisione della normativa in materia di politiche giovanili, che deve sapere meglio rispondere alle esigenze delle giovani generazioni in una società profondamente cambiata rispetto ai decenni scorsi: dal diritto allo studio all’orientamento, dall’inserimento nel mondo del lavoro all’autoimprenditorialità, dalle politiche abitative alla fruizione del credito, dall’accesso ai canali alla partecipazione pubblica, sono tantissimi i temi su cui è necessario intervenire.

Il partito del quale fai parte valorizza sufficientemente i suoi giovani?

Il Partito Democratico ha conosciuto negli ultimi anni un rinnovamento importante. Tanti giovani hanno trovato valorizzazione nelle amministrazioni locali, in funzioni esecutive nel Partito e nei più alti livelli delle Istituzioni. Credo, tuttavia, che si possa fare molto di più; innanzitutto in materia di formazione politica: è fondamentale fornire ai giovani che si approcciano alla politica categorie di analisi, contenuti tematici, competenze amministrative, strumenti per l’iniziativa politica. Troppo spesso luoghi e momenti di formazione strutturale, rigorosa e partecipata, latitano, eppure ce n’è grande necessità. Allo stesso tempo, è inevitabile intervenire sulla selezione della classe dirigente. Di frequente si procede alla selezione delle cariche politiche attraverso una competizione al ribasso che premia la fedeltà al leader o comportamenti clientelari più che la qualità di un impegno promosso. Si dovrebbe, invece, quando si va a decidere dei percorsi di carriera, riconoscere la capacità di raccogliere consenso attraverso la promozione di iniziativa politica, di battaglie che sanno riconoscere esigenze diffuse e che non trovano risposta, di pratiche avanzate nell’amministrazione pubblica. La prevaricazione delle logiche di adesione correntizia limita le possibilità del Partito di saper essere rappresentativo dei bisogni e delle speranze popolari e contribuisce in modo grave alla caduta della credibilità della politica.

Quale personaggio politico di ieri o di oggi la ispira nella sua attività?

È molto difficile indicarne uno soltanto. Sono tante le personalità politiche italiane e straniere che mi aiutano con il loro esempio e le loro idee e riflessioni nel mio impegno. Se dovessi farne solo uno, ricorro alla cronaca di questi giorni e dico Barack Obama: ha saputo affermarsi in prove difficilissime, ispirare e coinvolgere giovani, donne, minoranze etniche ed esclusi della società come pochi, raggiungere rilevanti ed insperati obiettivi di progresso. Ha misurato “l’audacia della speranza” con le asprezze del conflitto politico e le asperità di governare un Paese complesso come gli Stati Uniti d’America in un periodo tra i più complicati della storia contemporanea. Pur nei limiti del suo mandato, che pure ci sono, credo che per la mia generazione rimarrà la dimostrazione più alta di come la politica può cambiare il corso della vita degli uomini.

Cosa può fare la politica per i giovani?

Nonostante gli ostacoli a cui è sottoposta la politica e la sua debolezza rispetto ad altri poteri (penso a quelli economici e finanziari e ai mass media, ad esempio), essa rimane sempre, come dicevamo a proposito di Obama, il mezzo più idoneo per migliorare il mondo, a partire dalle condizioni di vita dei più deboli. Oggi i giovani rappresentano il cuore di un’emergenza sociale di vaste proporzioni, fatta di difficoltà spesso drammatiche nel perseguimento dell’autonomia di vita e della realizzazione personale. I tanti ostacoli che oggi si frappongono tra le giovani generazioni ed un’esistenza serena e dignitosa sono anche causa della crisi di rappresentanza che oggi la politica subisce. Ed in Italia sappiamo quanto può essere intenso il sentimento di diffidenza e disprezzo che i giovani provano verso i partiti e le Istituzioni. Immagino un Paese in cui la questione generazionale sia messa al centro dell’agenda della politica. È l’unico modo attraverso cui l’Italia può avere un ruolo nel mondo.

Quali sono, secondo te, i risultati ottenuti dal Partito Democratico, alla guida del paese, per giovani italiani?

Il PD, come principale forza di governo del Paese, è stato spesso capace di tradurre le sue iniziative per i giovani in atti e provvedimenti. Penso siano state fatte cose significative sull’ampliamento dei diritti civili ed avviati programmi interessati nell’ambito dell’impresa ed dell’autoimprenditorialità, penso anche al settore agricolo, e nella promozione del patrimonio culturale . In materia di lavoro, istruzione, politiche sociali, bisogna fare di più.

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Secondo te i giovani sono interessati alla politica?

Credo che la retorica paternalista che racconta i giovani italiani come disinteressati alla vita pubblica sia errata. Nelle giovani generazioni del nostro Paese cova un grande desiderio di coinvolgimento ed impegno. I partiti devono dimostrarsi in grado di coglierlo e chiamarlo alla mobilitazione. Per questo è fondamentale aprirsi alla partecipazione e al contributo di energie e competenze nuove, rompere logiche sclerotizzate, condurre battaglie chiare e di merito, restituire la bellezza di un’ispirazione ideale e di un sogno di progresso.

In che modo il quoziente giovani fa la differenza?

Ognuno è figlio della sua epoca ed ogni epoca presenta le sue sfide. La mia generazione ha l’occasione di vivere un periodo di rivolgimenti profondi, dove il tempo accelera e descrive nuovi conflitti, grandi opportunità, tremende diseguaglianze, importanti incognite. Sono tanti fattori, questi, che mi motivano all’impegno politico. Enrico Berlinguer lo diceva con parole intramontabili: ”Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.” Non mi appartiene una visione giovanilista, credo che ogni età abbia le sue virtù ed esperienze. Penso tuttavia che al potenziale incarnato dai giovani, alla loro passione, conoscenze ed energia, quello che voi chiamate quoziente giovani, non si possa rinunciare e che vada necessariamente ed ampiamente valorizzato in tutti i settori della società, non solo in politica.

@AntonellaMelito

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