Silvia Amadei, 25 anni, crea Agrilab: dall’orto alla birra, l’azienda agricola di nuova generazione

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Silvia Amadei, 25 anni, decide di dedicarsi al mondo dell’agricoltura e, grazie ai finanziamenti europei, riesce ad aprire Agrilab, un’azienda agricola a Campagnano di Roma. La passione per il suo lavoro spinge Silvia ad attivarsi per produrre anche una birra a marchio Agrilab ed infatti riesce ad inaugurare un birrificio all’interno dell’azienda. Nell’intervista Silvia racconta come il successo della sua azienda sia da trovare nella sua politica imprenditoriale orientata alla vendita diretta, al km zero e alla biosostenibilità dei prodotti, senza l’uso di sostanze chimiche e nel pieno rispetto della natura. Oggi Agrilab è riuscita a mettere insieme identità, promozione del territorio e rispetto delle tradizioni grazie ad una visione giovanile di impresa agricola, capace allo stesso tempo di guardare all’innovazione.

Buongiorno, quanti anni hai e cosa hai studiato?

Buongiorno Antonella e grazie per l’intervista. Ho 25 anni. Sono nata a Campagnano ma già dalle scuole medie decisi di allontanarmi dal paese per studiare a Roma. Ho frequentato il liceo artistico a in zona piazza Bologna. Ho sempre avuto tante passioni, dall’arte alla tecnologia, alla fotografia, molto lontane dalla mia tradizione “contadina e casalinga”. Ho cominciato l’università facendo industrial design, ma quando mi sono resa conto che la situazione lavorativa in Italia non era affatto rosea per questo settore e che il design mi avrebbe portato lontano dalle mie origini e mi sarei dovuta trasferire a Milano se non fuori dall’Italia, come tantissimi miei colleghi universitari, ho iniziato a pensare ad altro. L’idea di trasferirmi all’estero non mi è mai piaciuta perché vorrei fare qualcosa di buono qui in Italia; sono innamorata del mio paese e credo abbia enormi potenzialità. La decisione  di tornare al paese è stata dettata soprattutto da questo.

Come nasce l’idea di lavorare in campagna e creare un’azienda agricola?

Nel 2011 mio padre ha avuto l’idea di aprire azienda agricola, nonostante facesse un altro mestiere. Ha visto lungo perché il settore dell’agricoltura e dell’alimentazione sana è uno dei settori più in crescita, nonostante la crisi. Mio padre mi disse che mi avrebbe aiutato a concretizzare la sua idea se mi fossi presa cura di gestire l’azienda e così è stato. Oggi gestisco a tempo pieno l’azienda agricola Agrilab, la cui nuova sede è stata inaugurata lo scorso settembre 2015 a Campagnano.

Cosa produce Agrilab?

E’ un’azienda multivarietale, ovvero riusciamo a produrre almeno 15 prodotti diversi ogni stagione.  Produciamo ortaggi e frutti di stagione in una serra di 4000 metri quadri e ruotiamo i prodotti in base alla stagionalità. Abbiamo molti alberi da frutto in base alle quattro stagioni, così da soddisfare i clienti in ogni mese dell’anno. Abbiamo, poi, un oliveto per la produzione di olio, 100 piante in piena produzione e 300 piante più giovani. Oltre l’olio, abbiamo la produzione di miele, in 10 arnie. Ci piace lasciare normali tempi di sviluppo alla natura e, infatti, nel caso della api, le facciamo  vivere serenamente, senza “forzare” la produzione; stessa cosa per i frutti o gli ortaggi. Questo ovviamente crea una difficoltà, che è quella di educare il cliente ai tempi della natura; questo però è il nostro obiettivo primario: non stressare la natura più di quanto già non si stia facendo.

Quindi frutta, verdura, olio, miele, insomma un’azienda agricola a tutto tondo?

Si in realtà oltre a questi prodotti abbiamo anche una fungaia per la produzione funghi. Utilizziamo la fungaia con le zolle di terra per produrre un fungo sicuro. Un altro aspetto della nostra politica è quello di non sprecare il cibo. Produciamo confetture e creme salate proprio per utilizzare le verdure in sovra produzione. Invece di abbassare il prezzo di questi alimenti, venderli ai mercati o buttarli, ci siamo inventati le confetture salate e i sughi pronti, che riusciamo a realizzare grazie al banco multifunzionale, che abbiamo potuto comprare attraverso i finanziamenti dei piani di sviluppo rurale messi a disposizione dalla Regione Lazio. Sono conserve che durano almeno un  anno. Abbiamo anche un allevamento di 100 galline distaccato in un altro terreno. Le galline vengono allevate all’aperto, questo permette di produrre uova con meno colesterolo. Anche nel caso delle galline, non ci piace utilizzare metodi non naturali e che inducono alla produzione “forzata”; siamo stati due mesi senza uova perché non le facevano ma non le abbiamo comprate altrove. Mi piace sapere l’origine degli alimenti e fornire ai miei clienti sempre prodotti genuini, questo è il motivo per il quale preferiamo non vendere uova per due mesi piuttosto che procurarcele altrove.

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La vostra si può definire agricoltura biologica?

No ma semplicemente perché non abbiamo richiesto la certificazione europea, che sarebbe un costo aggiuntivo anche per il cliente. Non utilizziamo comunque né fertilizzanti, né pesticidi o concimi chimici, tantomeno mangimi da ingrassamento che sono iper proteici e fanno male agli animali.

Avete altri animali e cosa mangiano?

Si, oltre le galline, abbiamo anche pecore e capre, che mangiano il farro di nostra produzione.

Offrite anche servizio agriturismo?

Siamo anche agriturismo ma apriamo una volta al mese per presentare i nostri prodotti di stagione attraverso la nostra cucina. Non possiamo essere sempre aperti: sfido chiunque lavori la terra a tenere aperto tutti i giorni! Il lavoro principale è la terra, poi, per far conoscere l’azienda, facciamo l’apertura mensile oppure affittiamo il posto per feste, meeting, o lo trasformiamo in laboratorio didattico per le scuole del territorio.

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Chi ha finanziato Agrilab?

Abbiamo ottenuto i finanziamenti europei tramite i piani di sviluppo rurale della Regione Lazio. Abbiamo avuto finanziamenti per attrezzature, come il trattore o le macchine per le confetture e anche per la realizzazione di una parte della struttura del laboratorio, del punto vendita e del magazzino. Abbiamo richiesto altri finanziamenti tramite psr per avere altri macchinari. L’apporto principale, sia lavorativo che economico, è stato fornito dai membri della mia famiglia che credono ogni giorno nel mio progetto, ad esempio mia mamma Teresa si occupa di tutti gli eventi che si tengono all’Agrilab, mio padre Renzo gestisce la produzione in serra e segue il benessere degli animali, mio fratello Alessandro produce le creme salate, mia cognata Claudia fa biscotti ed altri dolci.

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So che avete da poco inaugurato il birrificio. Come vi è venuto in mente di produrre anche birra?

Volevo dare un taglio più giovanile all’azienda agricola. La storia della birra nasce due anni fa, quando a Roma sono iniziate a diffondersi iniziative volte a supportare i produttori artigianali di birra. Da quel momento ho pensato fosse bello poter vendere in maniera diretta anche un prodotto come questo. Noi, infatti, non passiamo per i mercati o la grande distribuzione, ma uniamo la vendita alla ricezione. Ci piace il rapporto diretto col cliente. Tornando alla birra, sapevo che un impianto di produzione sarebbe stato un investimento troppo grande. Contattai allora Federico Flesia, un ragazzo del mio paese, che oggi ha 24 anni, il quale produce birra a casa sua, come hobby. Io volevo che la mia azienda avesse una sua birra col marchio Agrilab. Per lui fare il birraio era il sogno della sua vita. Così, ci siamo informati e abbiamo iniziato a produrla presso un mini birrificio a Bassano Romano, l’Hilltop Brewery, grazie alla disponibilità del proprietario nonché birraio Conor Gallagher. Da quel momento io misi il logo di Agrilab e Federico ci produceva la birra. Abbiamo quindi iniziato a sondare il terreno per vedere se le birre piacevano e abbiamo iniziato a venderla.

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Oggi, invece, avete un vostro birrificio.

Circa sei mesi fa abbiamo iniziato a guardare ad un impianto e a richiedere le autorizzazioni. Lo scorso lunedì mi hanno rilasciato la licenza per produrre birra quindi posso dirti che oggi Agrilab è anche un micro birrificio. Questi anni di prova sono stati fondamentali perchè abbiamo iniziato a produrre subito e oggi abbiamo già i clienti.

Gli ingredienti per produrre la birra, come il luppolo, da dove arrivano?

Anche per la birra stiamo portando avanti il discorso delle materie prime di qualità e del km0, infatti per quanto riguarda il luppolo abbiamo realizzato da un paio di mesi un impianto “luppoleto” per la produzione che si raccoglierà a settembre 2017. Per quanto riguarda invece il malto d’orzo, ingrediente fondamentale della birra, abbiamo seminato quest’anno la varietà “Scarlett” di orzo distico da birra e ci stiamo muovendo per trovare il modo di trasformare l’orzo in malto, per farci poi la nostra birra. Altri elementi prodotti in azienda Agricola andranno già da inizio 2017 a caratterizzare le nostre birre, vedi ad esempio l’utilizzo del miele.

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Che progetti hai per il futuro? Pensi mai ad esportare i tuoi prodotti?

Spero di poter aprire un agriturismo a tutti gli effetti, quindi avere una realtà aziendale completa, a 360 gradi. Mi piacerebbe realizzare un vero ristorante e qualche piccolo alloggio. Vorrei, poi, puntare soprattutto sul birrificio. Sul discorso dell’esportazione sono contraria perché i prodotti freschi si deperirebbero presto e quindi perderebbero qualità. Vale anche per la birra, se non c’è rapporto diretto con il consumatore ma ci si affida ad un distributore si rischia di rovinare parecchio il prodotto. La prima cosa che ho preso, quando Agrilab ancora non era un birrificio, è stata la cella frigorifera, per mantenere la birra sempre a 8 gradi, al buio, sia d’estate sia d’inverno. Il primo obiettivo per me è la qualità del prodotto, cerco in tutti i modi di preservarla. In Italia, per fortuna, pochi produttori artigianali si affidano ad un distributore: chi tiene alla propria birra se la vende in autonomia; poi, ovviamente, c’è anche un discorso economico.

Che consigli daresti ai giovani come te che vorrebbero dedicarsi al mondo dell’agricoltura?

Nel mio caso è stato fondamentale allontanarmi per qualche anno dalla vita del mio paese e frequentare maggiormente Roma, pur rimanendo a vivere a Campagnano. Questo mi ha permesso di esplorare, conoscere, fare esperienza al di fuori del luogo in cui sono cresciuta, lontana dalle situazioni semplificate e dalle persone conosciute. Il trovarmi sola in piccole esperienze quotidiane della vita, mi ha aiutata ad avere una visione più ampia del nostro paese, mostrandomi pregi e difetti del vivere fuori dalla grande città. Il lato positivo ed utile vivere la città è stata la possibilità di studiare ed arricchire il mio bagaglio culturale, partecipando con assiduità a mostre di arte e fotografia, eventi culturali e workshop di progettazione attraverso i quali ho preso coscienza di problematiche ambientali e alimentari che riguardano tutti noi. Il lato negativo della città è invece la perdita di vista delle priorità e dei valori: dal legame con la natura e l’ambiente, fino all’importanza della collaborazione fra gli individui. Quindi il consiglio è quello di fare esperienze lontane dalla nostra quotidianità ma mantenere,al contempo, le tradizioni e difendere le proprie origini e la propria identità.

Esiste il Quoziente Giovani?

Si ma credo che i giovani oggi debbano avere più voglia di lavorare e sporcarsi le mani anche in cose che pensiamo siano lontano da noi. Io parlavo attraverso il computer, volevo dedicarmi all’interior design e mi sono ritrovata in campagna. Dobbiamo stravolgere i canoni e i giovani possono farlo. Bisogna provare a mischiare settori che dall’esterno sembrano l’uno l’opposto dell’altro. Il mio esempio è quello di mettere insieme agricoltura e innovazione digitale. Ho sviluppato il sito di Agrilab e sfrutto la comunicazione social e la fotografia digitale per far conoscere l’azienda. I giovani, se restano tali nel cuore e nell’animo, possono davvero cambiarlo il mondo.

@AntonellaMelito

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