Assemblea Europea delle PMI a Bratislava: startup?

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Recentemente, a Bratislava, si è tenuta l’Assemblea Europea delle Piccole e Medie Imprese; un’iniziativa coordinata dalla Commissione Europea (N.B. DG GROWTH) che si svolge ogni anno tra novembre e dicembre e che viene ospitata nel paese che in quel periodo presiede il semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Quest’anno è capitato alla Slovacchia e l’anno prossimo sarà l’Estonia.

Quest’anno ero alla mia terza assemblea europea per cui ero già cosciente di quello a cui andavo incontro: tre giorni impegnativi di networking e dibattiti dove si possono incontrare tutte le maggiori rappresentanze di PMI in Europa, i Ministeri competenti, associazioni di categoria, università, centri di ricerca, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni Europee.

L’obiettivo di questa assemblea è quello di riunire tutti i naturali stakeholder che si occupano di PMI e discutere di imprenditoria, dei nuovi pacchetti di leggi europee, di fondi e di nuovi trend e modelli di business. E’ anche un momento per fare l’analisi rispetto a quello che è stato fatto fino ad ora e alle situazioni che possono essere migliorate. Quest’anno, uno dei temi trainanti era quello delle startup e scale up ma si è parlato anche di ecosistema internazionale, di crowdfunding, di imprese a gestione familiare e di accesso al credito.

Personalmente, ritengo che quest’assemblea sia sempre un momento importante di confronto per chi si interessa di PMI, di startup e di politiche imprenditoriali. Detto ciò, a livello di temi, ho riscontrato un problema che anche altri delegati hanno percepito: il modo in cui le istituzioni Europee trattano di startup.

Innanzitutto, non esiste ancora una definizione condivisa da tutti in Unione Europea su che cosa è una startup. Sebbene possa sembrare una cosa da poco, avere una definizione completa ha, per esempio, un’influenza diretta sull’accesso al credito (restringendolo o allargandolo). Ha anche una importanza a livello legislativo che le renderebbe equiparabili o meno ad altre realtà imprenditoriali.

Poi le startup, ogni tanto, sono trattate come esercizi imprenditoriali di ragazzi che “giocano” con fondi veri a realizzare “cose” apparentemente irrealizzabili cercando una veloce via d’uscita. Lo ritengo un poco ingeneroso ma, forse, su questo punto si sta facendo qualche passo avanti.

Sempre riguardo le startup, le istituzione con sede a Bruxelles trattano le startup sempre e solo in relazione ai fondi. Spesso, infatti, le startup vengono legate ai venture capitalist. Questo anche perché i venture capitalist sono gli unici che fanno lobby per le startup a Bruxelles e hanno, ovviamente, interesse affinché si parli solo di quello. Uno di loro, all’Assemblea, mi ha detto “le startup non hanno bisogno di essere rappresentate ma solo di fondi” e gli ho risposto “E se queste startup non volessero essere dipendenti da qualcuno ma crescere senza esser costretti a vendere?”. Per la cronaca, non mi ha risposto.

Durante la tre giorni a Bratislava, insieme ad altri imprenditori, abbiamo tenuto un workshop proprio sulla relazione tra startup e venture capitalist. Siamo arrivati ad elaborare alcune soluzione che garantirebbero maggiore autonomia alle startup ma le istituzioni Europee dovrebbero intervenire a riguardo.2016-11-24-14-10-15

Una soluzione è quella di togliere la soglia finanziaria richiesta per molte tender dando così accesso a tutte quelle startup e PMI che potrebbero realizzare servizi per le istituzioni ed enti ma non gli è permesso perché non hanno un turnover “considerato” necessario. In questo modo, si aprirebbe ad una soluzione alternativa per finanziare le proprie imprese.

L’altra soluzione è quella di andare a riformare le regole d’ingaggio proprio tra startupper e venture capitalist, mettendo a disposizione di entrambi degli strumenti legali più flessibili che non leghino l’uno all’altro e garantendone l’autonomia e la disponibilità ad intraprendere altre strade. Queste sono solo alcune delle proposte che sono state presentate alla Commissione Europea. Ora bisogna attendere e vedere se verranno seguite.

Insomma, vi ho raccontato quello che è stato, per me, l’Assemblea delle PMI Europee di quest’anno a Bratislava. Rimane solo un’amara constatazione: sono pochi quelli che rappresentano gli interessi delle startup a Bruxelles. Forse, sarebbe ora di iniziare a ragionarci su.

Simone Casadei Pastorino

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